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	<title>Comments for Carlo Cafiero</title>
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	<description>economist</description>
	<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 00:25:53 +0000</pubDate>
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		<item>
		<title>Comment on Ideologia, Metodo, Prassi &#8230; cos&#8217;è sbagliato in economia? by mbellett</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-31</link>
		<dc:creator>mbellett</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 22:03:42 +0000</pubDate>
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		<description>Questa volta trovo nella tua analisi la profondità e la sensibilità che ti caratterizzano. 
Sono d'accordo sulla necessità di un'altra teoria per capire il pensiero e il comportamento umano, cioè per capire come si forma e come "respira" la psiche. A tal proposito mi permetto di consigliarti di leggere "Il segreto dell'infanzia" di Maria Montessori. Tra l'altro ci trovi, non ricordo a che punto, una critica a Freud, una critica totalmente originale frutto di un'evoluzione teorica rivoluzionaria, in cui la Montessori, con un secolo di anticipo rispetto a Fagioli e in dieci righe, riesce a spiegare chiaramente anche ad un neofita di spichiatria, i limiti della "scienza" freudiana. Io l'ho letto dopo aver letto la teoria della nascita e castrazione umana che tu mi avevi consigliato e molto sinceramente la prima sensazione è stata quella di ritrovare in Fagioli cose, per quanto proposte con un linguaggio non paragonabile, della Montessori. 
a presto,
matteo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta trovo nella tua analisi la profondità e la sensibilità che ti caratterizzano.<br />
Sono d&#8217;accordo sulla necessità di un&#8217;altra teoria per capire il pensiero e il comportamento umano, cioè per capire come si forma e come &#8220;respira&#8221; la psiche. A tal proposito mi permetto di consigliarti di leggere &#8220;Il segreto dell&#8217;infanzia&#8221; di Maria Montessori. Tra l&#8217;altro ci trovi, non ricordo a che punto, una critica a Freud, una critica totalmente originale frutto di un&#8217;evoluzione teorica rivoluzionaria, in cui la Montessori, con un secolo di anticipo rispetto a Fagioli e in dieci righe, riesce a spiegare chiaramente anche ad un neofita di spichiatria, i limiti della &#8220;scienza&#8221; freudiana. Io l&#8217;ho letto dopo aver letto la teoria della nascita e castrazione umana che tu mi avevi consigliato e molto sinceramente la prima sensazione è stata quella di ritrovare in Fagioli cose, per quanto proposte con un linguaggio non paragonabile, della Montessori.<br />
a presto,<br />
matteo</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Ideologia, Metodo, Prassi &#8230; cos&#8217;è sbagliato in economia? by carlo</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-30</link>
		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 18:07:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-30</guid>
		<description>Caro Matteo,
dal modo in cui poni le questioni mi sembra di capire che senti il problema in maniera piuttosto profonda, e ne sono contento. Farsi le domande è condizione necessaria per torvare le risposte.
Ribadisco solo un concetto, che riguarda il significato della parola "fede", in opposizione a quella della parola "ricerca". La fede è "credenza", la ricerca è "pensiero". Tu dici che la fede non ostacolerebbe il pensiero, io dico che *per definizione* "fede" è ciò che comincia quando il pensiero, la ricerca si arrestano. Quando la mente umana, posta di fronte allo sconosciuto, si arrende, allora il vuoto di conoscenza che si crea diventa un'insopportabile carenza che va colmata. E il modo più facile di farlo è, con un atto creativo della mente, "inventando" l'immagine di dio, che placa l'angoscia della mancata conoscenza.

Fin qui, davvero, penso che non ci sarebbe nulla di tanto grave, se non fosse che però spesso gli uomini e le donne "di fede", continuano ad essere angosciati, come se in fondo in fondo, a livello inconscio, non credessero alla loro "credenza", e allora sentono il bisogno di imporla anche ad altri, cercando nel successo della "catechesi" una conferma alla loro credenza e un po' di sollievo alla loro angoscia. 

Quando poi la catechesi viene spacciata per ricerca scientifica allora siamo ai limiti della delinquenza deliberata.

Un altra cosa. Fede e ragione non sono affatto incompatibili, anzi. Sono complementari l'una all'altra, ed è per questo che gli scienziati della fisica newtoniana, della meccanica e dell'illuminismo possono tranquillamente essere religiosi. La questione è se la ragione, nel senso di razionalità, logica, è sufficiente a comprendere l'essenza del pensiero umano. Io penso di no. Io penso che la parte più importante del pensiero umano è fatta di creazione di immagini che sfuggono alla logica della razionalità pura. Per studiare il pensiero umano non basta la logica, serve il rapporto interumano e l'energia che muove dagli affetti. Quello che tu sconti, come tanti ancora del resto, è l'idea che "scienza" sia solo "scienza positiva", quella razionale della misura delle cose aritmomorfiche, come direbbe Georgescu-Roegen. Invece, esistono cose (e il pensiero e il comportamento umano sono tra questi) che non possono essere ricondotte alla logica del pensiero razionale, ma questo non vuol dire che non possano essere studiate "scientificamente", solo che c'è bisogno di un'altra scienza.
Peraltro, anche i fisici, quelli che più di altri dovrebbero studiare la materia inerte, se ne sono accorti. Basta fare un rapido escursus nella moderna filosofia della scienza per rendersi conto che il progetto dell'unità delle scienze del circolo di Vienna è fallito, che c'è bisogno di una maggiore "apertura mentale" anche rispetto a Newton e a Freud.
(Chissà perché, quando i fisici se ne stanno allontanando, gli economisti sembrano stringersi ancora più tenacemente alla meccanica, ma questo è un altro discorso)

Insomma, in breve ti dico che sono molto contento delle tue domande e lusingato del fatto che mi stimoli al dibattito, ma che resto convinto della mia posizione sull'inconciliabilità tra qualsiasi "fede" e la ricerca scientifica.

Carlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Matteo,<br />
dal modo in cui poni le questioni mi sembra di capire che senti il problema in maniera piuttosto profonda, e ne sono contento. Farsi le domande è condizione necessaria per torvare le risposte.<br />
Ribadisco solo un concetto, che riguarda il significato della parola &#8220;fede&#8221;, in opposizione a quella della parola &#8220;ricerca&#8221;. La fede è &#8220;credenza&#8221;, la ricerca è &#8220;pensiero&#8221;. Tu dici che la fede non ostacolerebbe il pensiero, io dico che *per definizione* &#8220;fede&#8221; è ciò che comincia quando il pensiero, la ricerca si arrestano. Quando la mente umana, posta di fronte allo sconosciuto, si arrende, allora il vuoto di conoscenza che si crea diventa un&#8217;insopportabile carenza che va colmata. E il modo più facile di farlo è, con un atto creativo della mente, &#8220;inventando&#8221; l&#8217;immagine di dio, che placa l&#8217;angoscia della mancata conoscenza.</p>
<p>Fin qui, davvero, penso che non ci sarebbe nulla di tanto grave, se non fosse che però spesso gli uomini e le donne &#8220;di fede&#8221;, continuano ad essere angosciati, come se in fondo in fondo, a livello inconscio, non credessero alla loro &#8220;credenza&#8221;, e allora sentono il bisogno di imporla anche ad altri, cercando nel successo della &#8220;catechesi&#8221; una conferma alla loro credenza e un po&#8217; di sollievo alla loro angoscia. </p>
<p>Quando poi la catechesi viene spacciata per ricerca scientifica allora siamo ai limiti della delinquenza deliberata.</p>
<p>Un altra cosa. Fede e ragione non sono affatto incompatibili, anzi. Sono complementari l&#8217;una all&#8217;altra, ed è per questo che gli scienziati della fisica newtoniana, della meccanica e dell&#8217;illuminismo possono tranquillamente essere religiosi. La questione è se la ragione, nel senso di razionalità, logica, è sufficiente a comprendere l&#8217;essenza del pensiero umano. Io penso di no. Io penso che la parte più importante del pensiero umano è fatta di creazione di immagini che sfuggono alla logica della razionalità pura. Per studiare il pensiero umano non basta la logica, serve il rapporto interumano e l&#8217;energia che muove dagli affetti. Quello che tu sconti, come tanti ancora del resto, è l&#8217;idea che &#8220;scienza&#8221; sia solo &#8220;scienza positiva&#8221;, quella razionale della misura delle cose aritmomorfiche, come direbbe Georgescu-Roegen. Invece, esistono cose (e il pensiero e il comportamento umano sono tra questi) che non possono essere ricondotte alla logica del pensiero razionale, ma questo non vuol dire che non possano essere studiate &#8220;scientificamente&#8221;, solo che c&#8217;è bisogno di un&#8217;altra scienza.<br />
Peraltro, anche i fisici, quelli che più di altri dovrebbero studiare la materia inerte, se ne sono accorti. Basta fare un rapido escursus nella moderna filosofia della scienza per rendersi conto che il progetto dell&#8217;unità delle scienze del circolo di Vienna è fallito, che c&#8217;è bisogno di una maggiore &#8220;apertura mentale&#8221; anche rispetto a Newton e a Freud.<br />
(Chissà perché, quando i fisici se ne stanno allontanando, gli economisti sembrano stringersi ancora più tenacemente alla meccanica, ma questo è un altro discorso)</p>
<p>Insomma, in breve ti dico che sono molto contento delle tue domande e lusingato del fatto che mi stimoli al dibattito, ma che resto convinto della mia posizione sull&#8217;inconciliabilità tra qualsiasi &#8220;fede&#8221; e la ricerca scientifica.</p>
<p>Carlo</p>
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		<title>Comment on Ideologia, Metodo, Prassi &#8230; cos&#8217;è sbagliato in economia? by mbellett</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-29</link>
		<dc:creator>mbellett</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 17:39:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-29</guid>
		<description>Caro Carlo ti ringrazio per avermi risposto, in attesa di altri eventuali commenti ecco il mio:
Sinceramente io non avevo neanche letto il commento della curatrice del blog da me segnalato. La mia segnalazione era limitata alla lista di nomi di scienziati in esso contenuta. Comunque mi era ben chiaro che quel blog fosse di tipo religioso motivo per il quale non mi stupisce che ci hai trovato dentro una tesi del tipo: Mendel, Volta e compagni essendo credenti (Mendel era un monaco addirittura!), nel fare ricerca prendevano le mosse dalla comune volontà di confermare la grandezza di Dio. 
Ma sostenere che effettivamente questa tesi sia credibile mi sembra possa tranquillamente rientrare nell'assurdità del dilemma su socrate e la locomotiva da te stesso citato: mendel era credente, mendel è stato il precursore della genetica quindi mendel inventava la genetica per confermare la grandezza di Dio. Abbastanza improbabile che sia così. Considera che in quella lista di scienziati ci vanno anche i nomi di Galileo e di Newton oltre a molti altri! Ce lo vedi Newton a scervellarsi per glorificare Dio attraverso la sua ricerca che al contrario segna il passaggio da una visione "fatalistico-religiosa" della vita ad una visione meccanicistica, causale, intepretabile e plasmabile dall'uomo a suo piacere. Newton è stato il fautore della rivoluzione scientifica ed era un credente. Secondo me segno che scienza e fede non siano affatto in conflitto. Del resto la ricerca presuppone una tale libertà di pensiero che qualsiasi imposizione, compresa quella di non poter essere credenti, mi sembra una forzatura poco coerente.
Però è vero quello che hai notato. E cioè che in quella lista ci sono quasi tutti scienziati riconducibili alle scienze fisiche. A questo punto però se un fisico, un matematico o un chimico può permettersi di essere credente e comuque rimanere un buono scienziato fisico, matematico o chimico mentre invece un economista, sociologo o in generale un filosofo di una quale scienza sociale no? Ciò che tu sostieni, la tua ipotesi, e cioè che per un credente ciò che non si comprende in un certo momento storico non lo si comprende perchè è divino, non dovrebbe valere anche per i fisici? Come hanno fatto Mendel e compagni a scoprire le loro rispettive scoperte e ad inventare le loro rispettive invenzioni per quanto fisiche, matematiche o chimiche, superando il muro eretto dalla fede rispetto alla "navigazione verso l'ignoto"? 
Prendi Mendel, praticamente segue sulla scia del lavoro di Darwin nell'impronta della teoria dell'evoluzione che non mi sembra tanto compatibile con la fede ortodossa, in particolare di quella cristiana e cattolica ortodossa! Lo stesso Darwin solo in età matura, cioè dopo aver impostato la sua teoria, diventa agnostico. Agnostico, non ateo. 
Forse la fede si adatta meglio, fa meno danni, applicata alle scienze materiali che a quelle umanistico-sociologiche? Forse si ma allora anche all'interno delle stesse scienze umanistico-socilogiche bisognerebbe andare a distinguere. Anche nell'economia ci sono branche più "quantitative" ed altre più "sociali"... e così via. Io credo che in questo modo si rischi un pò di perdere un pò la bussola. Penso semplicemente che la bravura di un ricercatore impegnato nelle scienze umanistiche e sociali non dipenda ne venga limitata in alcun modo dalla presenza/assenza della fede. Penso anche che costringerci a credere o a non credere a qualcosa per avere il diritto di sentirci qualcos'altro rischia di essere una prigione dell'anima piuttosto che un'arma per difendere la sua libertà. 
E' spaventoso che John Von Neumann abbia effettuato quel calcolo ma purtroppo non credo che sia così semplice, solo sulla base della presenza/assenza della fede, distinguere i buoni ed i cattivi ne tanto meno trovare correlazioni causali tra ciò che siamo e ciò in cui crediamo. a presto! da matteo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Carlo ti ringrazio per avermi risposto, in attesa di altri eventuali commenti ecco il mio:<br />
Sinceramente io non avevo neanche letto il commento della curatrice del blog da me segnalato. La mia segnalazione era limitata alla lista di nomi di scienziati in esso contenuta. Comunque mi era ben chiaro che quel blog fosse di tipo religioso motivo per il quale non mi stupisce che ci hai trovato dentro una tesi del tipo: Mendel, Volta e compagni essendo credenti (Mendel era un monaco addirittura!), nel fare ricerca prendevano le mosse dalla comune volontà di confermare la grandezza di Dio.<br />
Ma sostenere che effettivamente questa tesi sia credibile mi sembra possa tranquillamente rientrare nell&#8217;assurdità del dilemma su socrate e la locomotiva da te stesso citato: mendel era credente, mendel è stato il precursore della genetica quindi mendel inventava la genetica per confermare la grandezza di Dio. Abbastanza improbabile che sia così. Considera che in quella lista di scienziati ci vanno anche i nomi di Galileo e di Newton oltre a molti altri! Ce lo vedi Newton a scervellarsi per glorificare Dio attraverso la sua ricerca che al contrario segna il passaggio da una visione &#8220;fatalistico-religiosa&#8221; della vita ad una visione meccanicistica, causale, intepretabile e plasmabile dall&#8217;uomo a suo piacere. Newton è stato il fautore della rivoluzione scientifica ed era un credente. Secondo me segno che scienza e fede non siano affatto in conflitto. Del resto la ricerca presuppone una tale libertà di pensiero che qualsiasi imposizione, compresa quella di non poter essere credenti, mi sembra una forzatura poco coerente.<br />
Però è vero quello che hai notato. E cioè che in quella lista ci sono quasi tutti scienziati riconducibili alle scienze fisiche. A questo punto però se un fisico, un matematico o un chimico può permettersi di essere credente e comuque rimanere un buono scienziato fisico, matematico o chimico mentre invece un economista, sociologo o in generale un filosofo di una quale scienza sociale no? Ciò che tu sostieni, la tua ipotesi, e cioè che per un credente ciò che non si comprende in un certo momento storico non lo si comprende perchè è divino, non dovrebbe valere anche per i fisici? Come hanno fatto Mendel e compagni a scoprire le loro rispettive scoperte e ad inventare le loro rispettive invenzioni per quanto fisiche, matematiche o chimiche, superando il muro eretto dalla fede rispetto alla &#8220;navigazione verso l&#8217;ignoto&#8221;?<br />
Prendi Mendel, praticamente segue sulla scia del lavoro di Darwin nell&#8217;impronta della teoria dell&#8217;evoluzione che non mi sembra tanto compatibile con la fede ortodossa, in particolare di quella cristiana e cattolica ortodossa! Lo stesso Darwin solo in età matura, cioè dopo aver impostato la sua teoria, diventa agnostico. Agnostico, non ateo.<br />
Forse la fede si adatta meglio, fa meno danni, applicata alle scienze materiali che a quelle umanistico-sociologiche? Forse si ma allora anche all&#8217;interno delle stesse scienze umanistico-socilogiche bisognerebbe andare a distinguere. Anche nell&#8217;economia ci sono branche più &#8220;quantitative&#8221; ed altre più &#8220;sociali&#8221;&#8230; e così via. Io credo che in questo modo si rischi un pò di perdere un pò la bussola. Penso semplicemente che la bravura di un ricercatore impegnato nelle scienze umanistiche e sociali non dipenda ne venga limitata in alcun modo dalla presenza/assenza della fede. Penso anche che costringerci a credere o a non credere a qualcosa per avere il diritto di sentirci qualcos&#8217;altro rischia di essere una prigione dell&#8217;anima piuttosto che un&#8217;arma per difendere la sua libertà.<br />
E&#8217; spaventoso che John Von Neumann abbia effettuato quel calcolo ma purtroppo non credo che sia così semplice, solo sulla base della presenza/assenza della fede, distinguere i buoni ed i cattivi ne tanto meno trovare correlazioni causali tra ciò che siamo e ciò in cui crediamo. a presto! da matteo</p>
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		<title>Comment on Ideologia, Metodo, Prassi &#8230; cos&#8217;è sbagliato in economia? by carlo</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-28</link>
		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 02:30:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-28</guid>
		<description>Caro Matteo,
innanzitutto scusami per il ritardo con cui ho avuto cura del tuo commento, ma sono stato preso e per un po' avevo perso contatto con il blog.

Venendo subito al contenuto della tua sollecitazione, devo dirti che trovo particolarmente interessante la lista di "scienziati" riportata nel link che ci hai fornito.

La quasi totalità di essi è rappresentata da scienziati delle scienze fisiche, che non si sono cimentati con la ricerca sul pensiero e sulla natura umana (forse perché, proprio in quanto religiosi, non ne avevano bisogno.)

In realtà, come esplicitamente riconosciuto dalla curatrice del blog che ci inviti a leggere, per queste persone lo scopo della "ricerca" è solo quello di confermare la grandezza di dio. Un'idea a priori, di cui si cerca conferma in ogni cosa si osservi...

Ma quello che ha rafforzato la mia opinione, è stato scoprire che tra questi scienzati ci fosse John Von Neumann. Viene ricordato, correttamente, come il "padre" del computer. Quello che purtroppo l'estensore della lista forse non sa, è che John Von Neumann, oltre a essere famoso per avere introdotto la teoria dei giochi in economia ed aver formalizzato il modello di comportamento in condizioni di incertezza detto della "Utilità Attesa", è anche colui il quale, lavorando ai laboratori di Los Alamos nel 1943-44, ha suggerito quale fosse l'altezza corretta a cui la bomba atomica doveva esplodere per fare il maggior numero di vittime.
Mi sembra non ci sia bisogno di aggiungere altro.
(Per chi volesse rendersi conto di che tipo di pazzo criminale fosse costui, basta leggere la biografia su wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/John_von_Neumann )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Matteo,<br />
innanzitutto scusami per il ritardo con cui ho avuto cura del tuo commento, ma sono stato preso e per un po&#8217; avevo perso contatto con il blog.</p>
<p>Venendo subito al contenuto della tua sollecitazione, devo dirti che trovo particolarmente interessante la lista di &#8220;scienziati&#8221; riportata nel link che ci hai fornito.</p>
<p>La quasi totalità di essi è rappresentata da scienziati delle scienze fisiche, che non si sono cimentati con la ricerca sul pensiero e sulla natura umana (forse perché, proprio in quanto religiosi, non ne avevano bisogno.)</p>
<p>In realtà, come esplicitamente riconosciuto dalla curatrice del blog che ci inviti a leggere, per queste persone lo scopo della &#8220;ricerca&#8221; è solo quello di confermare la grandezza di dio. Un&#8217;idea a priori, di cui si cerca conferma in ogni cosa si osservi&#8230;</p>
<p>Ma quello che ha rafforzato la mia opinione, è stato scoprire che tra questi scienzati ci fosse John Von Neumann. Viene ricordato, correttamente, come il &#8220;padre&#8221; del computer. Quello che purtroppo l&#8217;estensore della lista forse non sa, è che John Von Neumann, oltre a essere famoso per avere introdotto la teoria dei giochi in economia ed aver formalizzato il modello di comportamento in condizioni di incertezza detto della &#8220;Utilità Attesa&#8221;, è anche colui il quale, lavorando ai laboratori di Los Alamos nel 1943-44, ha suggerito quale fosse l&#8217;altezza corretta a cui la bomba atomica doveva esplodere per fare il maggior numero di vittime.<br />
Mi sembra non ci sia bisogno di aggiungere altro.<br />
(Per chi volesse rendersi conto di che tipo di pazzo criminale fosse costui, basta leggere la biografia su wikipedia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_von_Neumann" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/John_von_Neumann</a> )</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Ideologia, Metodo, Prassi &#8230; cos&#8217;è sbagliato in economia? by mbellett</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=21#comment-27</link>
		<dc:creator>mbellett</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 15:38:04 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Carlo, mentre in un momento dedicato ai piacevoli ricordi del periodo porticese cercavo la data del tuo compleanno che ricordavo ormai prossima, mi sono imbattuto nel tuo blog ed incuriosito non ho potuto non leggere le tue più recenti riflessioni. Sono molto stimolanti, mi piacerebbe partecipare al dibattito semmai la cosa risultasse gradita. Per il momento, così giusto per fare l'avvocato del diavolo (...sarebbe meglio dire l'avvocato di Dio?!) ed accendere una delle infinite miccie collegate al dualismo Individuo-Dio, Ragione-Emozione, Fede-Ateismo, un detonatore sempre innescato, un dramma appassionante, una continua lotta interiore, tra individui, popoli e via dicendo, insomma per farla breve segnalo il seguente link: http://web.tiscali.it/catechesionline/scienziati.html. 
Segue alla tua affermazione "Ecco, a tutto questo un ricercatore che si possa dire tale deve dire: “NO”. Dopo averla letta, mi sono divertito a cercare una lista, semmai esistente. di scienziati religiosi. Effettivamente ne esistono varie, tra cui quella riportata nel link. Un saluto a tutti e a presto! da matteo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Carlo, mentre in un momento dedicato ai piacevoli ricordi del periodo porticese cercavo la data del tuo compleanno che ricordavo ormai prossima, mi sono imbattuto nel tuo blog ed incuriosito non ho potuto non leggere le tue più recenti riflessioni. Sono molto stimolanti, mi piacerebbe partecipare al dibattito semmai la cosa risultasse gradita. Per il momento, così giusto per fare l&#8217;avvocato del diavolo (&#8230;sarebbe meglio dire l&#8217;avvocato di Dio?!) ed accendere una delle infinite miccie collegate al dualismo Individuo-Dio, Ragione-Emozione, Fede-Ateismo, un detonatore sempre innescato, un dramma appassionante, una continua lotta interiore, tra individui, popoli e via dicendo, insomma per farla breve segnalo il seguente link: <a href="http://web.tiscali.it/catechesionline/scienziati.html" rel="nofollow">http://web.tiscali.it/catechesionline/scienziati.html</a>.<br />
Segue alla tua affermazione &#8220;Ecco, a tutto questo un ricercatore che si possa dire tale deve dire: “NO”. Dopo averla letta, mi sono divertito a cercare una lista, semmai esistente. di scienziati religiosi. Effettivamente ne esistono varie, tra cui quella riportata nel link. Un saluto a tutti e a presto! da matteo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Economia, fiducia, essere umano by carlo</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-25</link>
		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 20:15:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-25</guid>
		<description>Antonio,
innanzitutto benvenuto al blog.
Poi mi ha incuriosito il tuo riferimento alla psichiatria alla Fagioli. 
Mi chiedevo cosa ne sai, se hai poi letto qualcosa, oppure prendi solo per buono qualche riferimento che certe volte ci è capitato di fare a lezione?

Poi, a difesa della mia "dignità" per chi non mi conosce, io non ho mai insegnato a "disumanizzarsi", mentre è vero che, per vedere bene le cose, bisogna prendere una distanza, separarsi, ma conservando gli affetti. 
Il pensiero razionale, invece, impone una separazione senza più affetti, un rendersi indifferente rispetto alla natura che si intende studiare. Mentre va bene quando si studiano gli oggetti inanimati, e ai limiti la natura animata non umana, questo modo di osservare diventa estremamente fallace quando si voglia "comprendere" l'essere umano.

Ti contesto anche l'affermazione per cui, conservando i propri affetti non si sarebbe in grado di essere oggettivi e quindi per forza di cose si "personalizzerebbe" la conoscenza che quindi non potrebbe chiamarsi "scientifica".

No.

E' proprio conservando gli affetti, separandosi dal rapporto dopo che il rapporto c'è stato, e senza annullare quello che il rapporto è stato, che si può proporre una ricerca su cosa sia veramente tale rapporto.

Il problema che io riscontro più comunemente è la difficoltà a separarsi dal rapporto (che viene trasformato in istituzione) oppure la necessità, per potersi separare, di dover annullare, distruggere, svalutarne la bellezza. E' certo che in questo modo, l'idea di rapporto che si formerà sarà quella economica...

Devo rivedere il mio motto: "vuoi un mondo più pulito? Scopa, e separati bene".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio,<br />
innanzitutto benvenuto al blog.<br />
Poi mi ha incuriosito il tuo riferimento alla psichiatria alla Fagioli.<br />
Mi chiedevo cosa ne sai, se hai poi letto qualcosa, oppure prendi solo per buono qualche riferimento che certe volte ci è capitato di fare a lezione?</p>
<p>Poi, a difesa della mia &#8220;dignità&#8221; per chi non mi conosce, io non ho mai insegnato a &#8220;disumanizzarsi&#8221;, mentre è vero che, per vedere bene le cose, bisogna prendere una distanza, separarsi, ma conservando gli affetti.<br />
Il pensiero razionale, invece, impone una separazione senza più affetti, un rendersi indifferente rispetto alla natura che si intende studiare. Mentre va bene quando si studiano gli oggetti inanimati, e ai limiti la natura animata non umana, questo modo di osservare diventa estremamente fallace quando si voglia &#8220;comprendere&#8221; l&#8217;essere umano.</p>
<p>Ti contesto anche l&#8217;affermazione per cui, conservando i propri affetti non si sarebbe in grado di essere oggettivi e quindi per forza di cose si &#8220;personalizzerebbe&#8221; la conoscenza che quindi non potrebbe chiamarsi &#8220;scientifica&#8221;.</p>
<p>No.</p>
<p>E&#8217; proprio conservando gli affetti, separandosi dal rapporto dopo che il rapporto c&#8217;è stato, e senza annullare quello che il rapporto è stato, che si può proporre una ricerca su cosa sia veramente tale rapporto.</p>
<p>Il problema che io riscontro più comunemente è la difficoltà a separarsi dal rapporto (che viene trasformato in istituzione) oppure la necessità, per potersi separare, di dover annullare, distruggere, svalutarne la bellezza. E&#8217; certo che in questo modo, l&#8217;idea di rapporto che si formerà sarà quella economica&#8230;</p>
<p>Devo rivedere il mio motto: &#8220;vuoi un mondo più pulito? Scopa, e separati bene&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Economia, fiducia, essere umano by tonio</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-24</link>
		<dc:creator>tonio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 20:08:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-24</guid>
		<description>ciao Carlo,
che bello questo blog, uno sfogo e anche un motivo per riflettere e approfondire. Le domande che poni nascondono pensieri prolissi e profondi e necessitano di risposte ancor piu' ragionate, che vanno costruite con il tempo e la riflessione.
Il tema del rapporto interumano, cosa significhi e cosa nasconda e' affascinante, e per essere argomentato necessita' di un'approfondita conoscenza dell'essere umano in se, come tu ben dici. 
La realizzazione della propria persona come essere umano pero', penso, porta a rendere soggettiva, anche se condivisibile, la visione circa questa tematica. 
Per poter, quindi, arrivare ad un idea oggettiva e' necessario scorporarsi dal proprio essere e osservare in modo distaccato per poi elaborare e individuare leggi universali che sintetizzino e generalizzino il comportamento umano e l'essere umano. 
Come tu ci insegni, l'assunzione circa il comportamento razionale "does a really god job". Essa e', appunto, il risultato del completo scorporasi, disumanizzarsi, per poter osservare e creare leggi sintetiche e generali. 
Questa disumanizzazione potrebbe essere il pensiero religioso di cui tu parli!
Ma, cosa succede se si considerassino ad esempio i comportamenti di affetto ed i risultati dell'estro e della creativita'?
La domanda e' lecita!
In questi casi non si puo' piu' parlare di comportamento razionale, quindi, non si puo' piu' forzare lo studio del rapporto interumano con logiche economiche, ne' fare sforzi di sintesi per poter trovare leggi generali senza qualche piccola religione/assunzione...non funzionerebbero! 
Studi di diversa natura, ad esempio la psichiatria alla Fagioli o in alcuni casi la psicologia, possono di sicuro offrire un contributo piu' ricco di quello dell'economia, ma di sicuro meno generale e sintetico. A svantaggio di questi studi, infatti, c'e' una grande variabilita' tra gli essere umani che difficilmente consente generalizzazioni e, piuttosto, si adatta a casi specifici.
Una facile conclusione alla logica esposta e' che l'approccio economico e' uno strumento davvero poco potente per lo studio del rapporto interumano. Mi chiedo a volte perche' gli economisti hanno cominciato a pretendere di poter spiegare il rapporto interumano senza averne gli strumenti? Perche' ad esempio il "prossimo" e' considerato un mezzo per arrivare al fine e non una persona con la quale condividere esperienze per poi ritrovarsi a quello che un economista chiamerebbe uno scopo ma e' solo una tappa di un percorso?...

...per carita'...non voglio condannare ne criticare Gary Becker, o tantomeno il mio stimato amico Anand Murugesan che ha studiato per primo l'economia dell'adozione di un figlio...forse non ne sono all'altezza

Una persona "not much into it" direbbe...ma sti economisti non possono fare il loro lavoro?
Ma qual'e' il nostro lavoro?
La "lista delle cose che ci spettano" e' molto importante ed e' un'idea che mi hai passato durante il tempo trascorso li a Portici.
La gestione, l'efficienza, l'introduzione di nuove tecnologie, i learning process, il marketing...anche il rapporto uomo-oggetto a volte puo' avere connotati "affettivi"-irrazionali!?!...il rivolgersi alla commessa per comprare l'accendino...boh?!!?!...se invece la commessa scatennasse emozioni che mi fanno ribollire?...
ecco...si ricade nello specifico!...per generalizzare dovrei fare qualche assunzioncina/magiuzza...e rieccomi nel pensiero religioso!!
che tormento...sembra non si riesca a farne a meno
penso e ripenso, scrivo e ripenso ancora...
...ma lo standard error della dummy commessa/non commessa, contiene le mie emozioni?
Allora, lasciamo studiare gli standard error a gli psichiatri, di sicuro loro sapranno argomentare...ma a noi che ci rimane? Un valore medio?
...a volte ho visto un medioman in televisione ma anche lui era falso...
Alla fine noi economisti siamo poveri, ci ritroviamo in mano dei valori medi....di poco valore (scusa il gioco di parole) perche' vengono fuori da assunzioni e generalizzazioni davvero poco ricche!!
...certo siamo troppo poco umili perche' pensiamo di poter spiegare questo mondo e quell'altro, ma dentro di noi sappiamo di essere dei grandi approssimatori!
Di certo non ci si dovrebbe accontentare, ma per non accontentarsi bisognerebbe affidarsi alla filosofia e all'osservazione!
L'economia ha paletti ben precisi...e anche una dignita' limitata!
...sforando si ricade nella filosofia...non di certo si puo' chiamare ancora economia!!!!!!!
Lo studio dell'essere umano e del rapporto interumano e' fattibile in modo preciso e senza pensieri religiosi, a mio parere, solo quando si osserva il caso specifico...nel momento in cui si vuole generalizzare non si puo' fare a meno di fare qualche assunzione...e di tormentarsi se si e' umili abbastanza e anche un po' filosofi!

Il mio pensiero e' ancora giovane e forse tra qualche tempo questo post non mi piacera' piu'.
Spero pero' di trovare nel tuo blog un posto d'ispirazione per poter crescere e scambiare.
Grazie,
Tonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao Carlo,<br />
che bello questo blog, uno sfogo e anche un motivo per riflettere e approfondire. Le domande che poni nascondono pensieri prolissi e profondi e necessitano di risposte ancor piu&#8217; ragionate, che vanno costruite con il tempo e la riflessione.<br />
Il tema del rapporto interumano, cosa significhi e cosa nasconda e&#8217; affascinante, e per essere argomentato necessita&#8217; di un&#8217;approfondita conoscenza dell&#8217;essere umano in se, come tu ben dici.<br />
La realizzazione della propria persona come essere umano pero&#8217;, penso, porta a rendere soggettiva, anche se condivisibile, la visione circa questa tematica.<br />
Per poter, quindi, arrivare ad un idea oggettiva e&#8217; necessario scorporarsi dal proprio essere e osservare in modo distaccato per poi elaborare e individuare leggi universali che sintetizzino e generalizzino il comportamento umano e l&#8217;essere umano.<br />
Come tu ci insegni, l&#8217;assunzione circa il comportamento razionale &#8220;does a really god job&#8221;. Essa e&#8217;, appunto, il risultato del completo scorporasi, disumanizzarsi, per poter osservare e creare leggi sintetiche e generali.<br />
Questa disumanizzazione potrebbe essere il pensiero religioso di cui tu parli!<br />
Ma, cosa succede se si considerassino ad esempio i comportamenti di affetto ed i risultati dell&#8217;estro e della creativita&#8217;?<br />
La domanda e&#8217; lecita!<br />
In questi casi non si puo&#8217; piu&#8217; parlare di comportamento razionale, quindi, non si puo&#8217; piu&#8217; forzare lo studio del rapporto interumano con logiche economiche, ne&#8217; fare sforzi di sintesi per poter trovare leggi generali senza qualche piccola religione/assunzione&#8230;non funzionerebbero!<br />
Studi di diversa natura, ad esempio la psichiatria alla Fagioli o in alcuni casi la psicologia, possono di sicuro offrire un contributo piu&#8217; ricco di quello dell&#8217;economia, ma di sicuro meno generale e sintetico. A svantaggio di questi studi, infatti, c&#8217;e&#8217; una grande variabilita&#8217; tra gli essere umani che difficilmente consente generalizzazioni e, piuttosto, si adatta a casi specifici.<br />
Una facile conclusione alla logica esposta e&#8217; che l&#8217;approccio economico e&#8217; uno strumento davvero poco potente per lo studio del rapporto interumano. Mi chiedo a volte perche&#8217; gli economisti hanno cominciato a pretendere di poter spiegare il rapporto interumano senza averne gli strumenti? Perche&#8217; ad esempio il &#8220;prossimo&#8221; e&#8217; considerato un mezzo per arrivare al fine e non una persona con la quale condividere esperienze per poi ritrovarsi a quello che un economista chiamerebbe uno scopo ma e&#8217; solo una tappa di un percorso?&#8230;</p>
<p>&#8230;per carita&#8217;&#8230;non voglio condannare ne criticare Gary Becker, o tantomeno il mio stimato amico Anand Murugesan che ha studiato per primo l&#8217;economia dell&#8217;adozione di un figlio&#8230;forse non ne sono all&#8217;altezza</p>
<p>Una persona &#8220;not much into it&#8221; direbbe&#8230;ma sti economisti non possono fare il loro lavoro?<br />
Ma qual&#8217;e&#8217; il nostro lavoro?<br />
La &#8220;lista delle cose che ci spettano&#8221; e&#8217; molto importante ed e&#8217; un&#8217;idea che mi hai passato durante il tempo trascorso li a Portici.<br />
La gestione, l&#8217;efficienza, l&#8217;introduzione di nuove tecnologie, i learning process, il marketing&#8230;anche il rapporto uomo-oggetto a volte puo&#8217; avere connotati &#8220;affettivi&#8221;-irrazionali!?!&#8230;il rivolgersi alla commessa per comprare l&#8217;accendino&#8230;boh?!!?!&#8230;se invece la commessa scatennasse emozioni che mi fanno ribollire?&#8230;<br />
ecco&#8230;si ricade nello specifico!&#8230;per generalizzare dovrei fare qualche assunzioncina/magiuzza&#8230;e rieccomi nel pensiero religioso!!<br />
che tormento&#8230;sembra non si riesca a farne a meno<br />
penso e ripenso, scrivo e ripenso ancora&#8230;<br />
&#8230;ma lo standard error della dummy commessa/non commessa, contiene le mie emozioni?<br />
Allora, lasciamo studiare gli standard error a gli psichiatri, di sicuro loro sapranno argomentare&#8230;ma a noi che ci rimane? Un valore medio?<br />
&#8230;a volte ho visto un medioman in televisione ma anche lui era falso&#8230;<br />
Alla fine noi economisti siamo poveri, ci ritroviamo in mano dei valori medi&#8230;.di poco valore (scusa il gioco di parole) perche&#8217; vengono fuori da assunzioni e generalizzazioni davvero poco ricche!!<br />
&#8230;certo siamo troppo poco umili perche&#8217; pensiamo di poter spiegare questo mondo e quell&#8217;altro, ma dentro di noi sappiamo di essere dei grandi approssimatori!<br />
Di certo non ci si dovrebbe accontentare, ma per non accontentarsi bisognerebbe affidarsi alla filosofia e all&#8217;osservazione!<br />
L&#8217;economia ha paletti ben precisi&#8230;e anche una dignita&#8217; limitata!<br />
&#8230;sforando si ricade nella filosofia&#8230;non di certo si puo&#8217; chiamare ancora economia!!!!!!!<br />
Lo studio dell&#8217;essere umano e del rapporto interumano e&#8217; fattibile in modo preciso e senza pensieri religiosi, a mio parere, solo quando si osserva il caso specifico&#8230;nel momento in cui si vuole generalizzare non si puo&#8217; fare a meno di fare qualche assunzione&#8230;e di tormentarsi se si e&#8217; umili abbastanza e anche un po&#8217; filosofi!</p>
<p>Il mio pensiero e&#8217; ancora giovane e forse tra qualche tempo questo post non mi piacera&#8217; piu&#8217;.<br />
Spero pero&#8217; di trovare nel tuo blog un posto d&#8217;ispirazione per poter crescere e scambiare.<br />
Grazie,<br />
Tonio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Economia, fiducia, essere umano by andrea v.</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-23</link>
		<dc:creator>andrea v.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 20:07:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-23</guid>
		<description>Caro Aldo,

non capisco come la Pareto efficienza possa non corrispondere alla massimizzazione dell’utilità. Dati due individui sul mercato, con una loro dotazione di risorse, essi scambieranno fino a che non massimizzeranno la loro utilità. Il carattere tautologico della corrispondenza può essere colto molto semplicemente facendo riferimento al modello di Edgeworth. Siamo stati abituati a pensare che il criterio di Pareto serva a distinguere la “scienza” da ciò che non è scienza, ciò che costituisce un miglioramento economico da ciò che non lo è, ma proviamo invece un attimo a dimenticare tutte queste giustificazioni e osserviamo ciò che avviene in quel modello: abbiamo che le modifiche possibili per mezzo di scambi sono quelle conformi ai miglioramenti paretiani, le modifiche redistributive non sono conformi ai miglioramenti paretiani e in quel modello non sono ammesse, e abbiamo che l’equilibrio che i soggetti raggiungono per mezzo degli scambi può essere descritto come un ottimo di Pareto. Questo ottimo implicitamente assume che i due soggetti non possano ulteriormente migliorare la propria condizione. Quindi l’economia con Pareto e Robbins ha scelto come criterio di efficienza la descrizione della logica di comportamento degli individui che vogliono massimizzare la propria utilità per mezzo di scambi di mercato: criterio di efficienza e leggi del mercato sono perciò due modo diversi di dire la stessa cosa (vedi il passo di Wicksell sopra riportato nel blog). Non vi è alcuna differenza tra i due concetti. Per questo dire che il mercato è efficiente è come dire che qualcuno se è vivo non è morto. 

Ciao Andrea V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Aldo,</p>
<p>non capisco come la Pareto efficienza possa non corrispondere alla massimizzazione dell’utilità. Dati due individui sul mercato, con una loro dotazione di risorse, essi scambieranno fino a che non massimizzeranno la loro utilità. Il carattere tautologico della corrispondenza può essere colto molto semplicemente facendo riferimento al modello di Edgeworth. Siamo stati abituati a pensare che il criterio di Pareto serva a distinguere la “scienza” da ciò che non è scienza, ciò che costituisce un miglioramento economico da ciò che non lo è, ma proviamo invece un attimo a dimenticare tutte queste giustificazioni e osserviamo ciò che avviene in quel modello: abbiamo che le modifiche possibili per mezzo di scambi sono quelle conformi ai miglioramenti paretiani, le modifiche redistributive non sono conformi ai miglioramenti paretiani e in quel modello non sono ammesse, e abbiamo che l’equilibrio che i soggetti raggiungono per mezzo degli scambi può essere descritto come un ottimo di Pareto. Questo ottimo implicitamente assume che i due soggetti non possano ulteriormente migliorare la propria condizione. Quindi l’economia con Pareto e Robbins ha scelto come criterio di efficienza la descrizione della logica di comportamento degli individui che vogliono massimizzare la propria utilità per mezzo di scambi di mercato: criterio di efficienza e leggi del mercato sono perciò due modo diversi di dire la stessa cosa (vedi il passo di Wicksell sopra riportato nel blog). Non vi è alcuna differenza tra i due concetti. Per questo dire che il mercato è efficiente è come dire che qualcuno se è vivo non è morto. </p>
<p>Ciao Andrea V.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Economia, fiducia, essere umano by carlo</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-22</link>
		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 20:05:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-22</guid>
		<description>No Aldo, a me sembra che le due cose coincidano sempre.

L'efficienza paretiana è un ovvio. Non ha alcun valore morale, conoscitivo o politico.

Una volta che hai definito COSA determina il benessere, e le condizioni per cui la libera azione degli individui coinvolti può portare ad un miglioramento, è ovvio che una volta che tutte le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite si giunga a un equilibrio, e che quest'equilibrio sia 'pareto efficiente'.

In realtà, mi sembra che sia un artificio retorico usato per distrarre le persone dall'interrogarsi sulle IPOTESI che sottintendono al modello di comportamento umano.

Tu dici che l'equilibrio walrasiano si raggiunge perché gli individui massimizzano l'utilità. Ma da cosa dipende quest'utilità? Perché l'unico modo di incrementare l'utilità deve essere fatto dipendere dal sottrarre utilità a qualcun altro? Ti sei mai chiesto cosa succede al modello di massimizzazione dell'utilità se non c'è un vincolo di bilancio?

La violenza più terribile nelle cose che ha scritto Becker sta in quel "full income constraint", in cui anche il tempo umano viene considerato limitato e valutato in base a quanti beni materiali si possono produrre in quel tempo. Ma ti sei mai chiesto quanto tempo ci vuole ad avere un'idea? Oppure quante idee si possono avere in un'ora o in un giorno?

Discutere di scelte umane con gli strumenti della logica basata sul trade-off è difficile, forse impossibile, ma questo non giustifica il tentativo di adeguare la realtà da studiare allo strumento di cui si dispone. Si dovrebbe fare altro...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No Aldo, a me sembra che le due cose coincidano sempre.</p>
<p>L&#8217;efficienza paretiana è un ovvio. Non ha alcun valore morale, conoscitivo o politico.</p>
<p>Una volta che hai definito COSA determina il benessere, e le condizioni per cui la libera azione degli individui coinvolti può portare ad un miglioramento, è ovvio che una volta che tutte le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite si giunga a un equilibrio, e che quest&#8217;equilibrio sia &#8216;pareto efficiente&#8217;.</p>
<p>In realtà, mi sembra che sia un artificio retorico usato per distrarre le persone dall&#8217;interrogarsi sulle IPOTESI che sottintendono al modello di comportamento umano.</p>
<p>Tu dici che l&#8217;equilibrio walrasiano si raggiunge perché gli individui massimizzano l&#8217;utilità. Ma da cosa dipende quest&#8217;utilità? Perché l&#8217;unico modo di incrementare l&#8217;utilità deve essere fatto dipendere dal sottrarre utilità a qualcun altro? Ti sei mai chiesto cosa succede al modello di massimizzazione dell&#8217;utilità se non c&#8217;è un vincolo di bilancio?</p>
<p>La violenza più terribile nelle cose che ha scritto Becker sta in quel &#8220;full income constraint&#8221;, in cui anche il tempo umano viene considerato limitato e valutato in base a quanti beni materiali si possono produrre in quel tempo. Ma ti sei mai chiesto quanto tempo ci vuole ad avere un&#8217;idea? Oppure quante idee si possono avere in un&#8217;ora o in un giorno?</p>
<p>Discutere di scelte umane con gli strumenti della logica basata sul trade-off è difficile, forse impossibile, ma questo non giustifica il tentativo di adeguare la realtà da studiare allo strumento di cui si dispone. Si dovrebbe fare altro&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Economia, fiducia, essere umano by aldo</title>
		<link>http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-21</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 20:04:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://carlo.ilnostrocentro.info/?p=16#comment-21</guid>
		<description>Ciao Carlo,
mi sembra di capire che per voi la tautologia risiede nel primo teorema del benessere in quanto il concetto di Pareto ottimalità è conseguenza delle stesse assunzione dell'equilibrio Walrasiano (correggimi se sbaglio!). Io mi riferivo, come da te percepito, proprio a questo quando erroneamente ho scritto "punti di vista differenti". Infatti ho sempre pensato alla Pareto ottimalità come caratteristica di un allocazione, mentre all'equilibrio Walrasiano come una coppia "prezzi allocazione". Quindi dati quei prezzi gli individui massimizzano l'utilità definendo un'allocazione, in equlibrio equivale a quella pareto efficiente. L'equilibrio walrasiano è definito massimizzando l'utilità a livello individuale, la pareto efficienza non necessariamente.
Io vedo una certa differenza nei due concetti, ma sinceramente devo approfondire il concetto di pareto efficienza nel senso voglio vedere le basi sul quale è fondato, nel caso siano necessarie, perchè mi sembra una pura condizione.

Riguardo alle critiche sollevate in senso morale ed etico non ci sono dubbi, sono d'accordo con quello che dici ma non sono sicuro riguardo a quanto detto sopra. Mi piace l'idea del punto di vista critico e della voglia di cambiamento in una disciplina che ormai ha perso totalmente il contatto con la realtà, anzi a mio avviso (d'accordo con la critica di Lucas) è promotrice di una realtà a propria immagine e somiglianza.
Aldo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Carlo,<br />
mi sembra di capire che per voi la tautologia risiede nel primo teorema del benessere in quanto il concetto di Pareto ottimalità è conseguenza delle stesse assunzione dell&#8217;equilibrio Walrasiano (correggimi se sbaglio!). Io mi riferivo, come da te percepito, proprio a questo quando erroneamente ho scritto &#8220;punti di vista differenti&#8221;. Infatti ho sempre pensato alla Pareto ottimalità come caratteristica di un allocazione, mentre all&#8217;equilibrio Walrasiano come una coppia &#8220;prezzi allocazione&#8221;. Quindi dati quei prezzi gli individui massimizzano l&#8217;utilità definendo un&#8217;allocazione, in equlibrio equivale a quella pareto efficiente. L&#8217;equilibrio walrasiano è definito massimizzando l&#8217;utilità a livello individuale, la pareto efficienza non necessariamente.<br />
Io vedo una certa differenza nei due concetti, ma sinceramente devo approfondire il concetto di pareto efficienza nel senso voglio vedere le basi sul quale è fondato, nel caso siano necessarie, perchè mi sembra una pura condizione.</p>
<p>Riguardo alle critiche sollevate in senso morale ed etico non ci sono dubbi, sono d&#8217;accordo con quello che dici ma non sono sicuro riguardo a quanto detto sopra. Mi piace l&#8217;idea del punto di vista critico e della voglia di cambiamento in una disciplina che ormai ha perso totalmente il contatto con la realtà, anzi a mio avviso (d&#8217;accordo con la critica di Lucas) è promotrice di una realtà a propria immagine e somiglianza.<br />
Aldo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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