A parte un po’ di convenevoli, tutto cominciò con un commento di Aldo al mio post di benvenuto.
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on Friday, September 5th, 2008 at 21:22 and is filed under What the heck is economics?.
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Sto leggendo qualche paper di Gary Becker, a Milwaukee non c’è corso dove non si parli di lui e company di Chicago; mi sono imbattuto in un forum in cui ho trovato questa discussione un pò pesantuccia, ma personalmente penso non sia del tutto inesatta!
I do not know what prompted Prof. Guitty Nashaat to take her life and
I find no humor in it at all. I do believe that Becker’s work and
personal life history reflect an individual grossly insensitive to
the realities of everyday life faced by so many people, I do believe
that Becker is a disgusting paid whore for a bankrupt paradigm that
has some very ugly consequences in the service of some very ugly
forces (like Uncle Miltie working for Chilean fascists), I do believe
that Becker’s work is grossly overrated and has no place in serious
economics other than as an exhibit in the political economy of the
economics profession (see. whoring, academic sycophancy, contrived
syllogisms, bourgeois apologia, Chicago School networking, academic
fascism, neoclassical metaphysics, obfuscation etc in the index) and
I do believe that Prof. Nashaat probably–but I am only conjecturing–
found little comfort or compassion from somewhat who would/could
write the out-and-out naked bourgeois apologies and contrived
syllogisms such as those written by Becker.
As I said once before, Becker receiving the Nobel Prize in Economics
is like Jeffrey Dahmer receiving the French Cordon Bleu for Haute
Gourmet Cuisine. Does a comment like this mean I have no sensitivity
for the victims of Dahmer? No it does not. In some ways it actually
highlights the sadness of those victims through metaphor, similie and
allegory which help to point out an abusurdity by taking it reductio
ad absurdum or through metaphor. Actually I am wrong, because this
metaphor would imply that the Nobel Prize in Economics would have
some stature and standing were it not given to this sociologist
(wannabe economist) dilettante. Actually any stature of the Nobel
Prize has long since been lost with the granting of the Prize to some
of the disgusting bourgeois apologists who have received it–and for
what kind of work?.
Ah! Carlo dicesti che mi mandavi unarticolo o non so cosa che parla del teorema di Coase…. Sono curioso! Un saluto a tutti,
Aldo
Ciao Aldo.
Il paper sul teorema di Coase scritto da Andrea Ventura con me e con Marcello Montibeller sta per arrivare.
Riguardo a Gary Becker e alla sua triste vicenda, ci saranno tantissime cose da dire.
Il professor Craven (l’autore del post che tu hai riportato, professore di economia a Vancouver, indiano d’america e attivista sociale e politico) muove delle critiche che secondo me vanno nella direzione giusta di riconoscere la potenziale patogenicità di certe idee che all’apparenza sembrano… solo opinioni, anche affascinanti, ma che nascondono il virus della psicoidia (ossia della perdità di capacità di riconoscere l’umano).
Il suo ultimo post su http://aradicalblackfoot.blogspot.com/2007/02/capitalism-system-run-by-and-for.html
è esemplare.
prisoner’s dilemma… trust?
Comincio con un “dilemma” sorto durante il master di Portici nel corso di teoria dei giochi.
…il dilemma del prigioniero ci insegna che, se due prigionieri non sono in contratto tra loro, la soluzione finale (Nash equilibrium) in cui non c’e’ alcun incentivo a deviare (in un “one-shot” game) e’ rappresentata da una “second-best” solution. La soluzione ottimale, infatti, sarebbe che entrambi cooperassero, ma ognuno ha un incentivo a deviare data la distribuzione dei payoff.
Solo nel caso in cui si tratti di un gioco ripetuto si potrebbe tentare di instaurare un comportamento cooperativo, visto che l’altro puo’ rispondere alle mie azioni con azioni conseguenti.
Questo modo di ragionare pero’ racchiude in se’ una perversa mancanza di fiducia nell’essere umano… c’e’ un incentivo a deviare? allora deviera’ per forza… e’ una legge matematica. Non lo e’ affatto! Che succede se introduciamo nell’analisi un elemento che si chiama “trust”, fiducia?! Se io mi fido dell’altro e so che non mi tradira’ mai, anche se ha un incentivo a farlo, e l’altro fa lo stesso, entrambi possiamo godere della first best solution. Ma se entrambi pensiamo alla “Nash” (secondo me un uomo senza “speranza”) la first best solution non l’avremmo mai.
A proposito di “trust”, mi vengono in mente i minuti iniziali del film “Les Miserables”, ma nella versione che ha Liam Neeson come attore principale (non quella depardieuana)… bellissimi. Formidabili… ecco, Nash mi sembra rappresentare in quel film la parte dell’ispettore Javert, il quale crede che, se un uomo ha rubato una volta, restera’ un delinquente per tutta la vita.
efficienza paretiana
Credo in economia non ci sia nulla di piu’ semplice (talmente semplice che spesso sembra anche banale e offensivo per la propria intelligenza doverlo studiare) del criterio di efficienza di Pareto. “An allocation of good is Pareto efficient if no alternative allocation can make at least one person better off without making anyone else worse off”.
Quello che pero’ (quasi) nessuno sottilinea e’ l’implicita violenza di questo concetto.
Boardman et al. “Cost Benefit Analysis”: “Implicit in the concept of Pareto efficiency is the initial starting position of the members of society”. Infatti, i punti facenti parte della frontiera di Pareto cambiano se cambia il punto di partenza originale. Se essa e’ enormemente a favore di un particolare gruppo sociale/ stato/nazione etc., secondo questo criterio non si puo’ far nulla ad esempio per redistribuire costi e benefici tra le parti, perche’ ad ogni modo si andrebbero a toccare gli interessi di chi ha gia’ tutto e le cui condizioni, dunque, peggiorerebbero. questo metodo rappresenta un inno al mantenimento dello status quo. Come se qualcuno, dopo aver conquistato qualcosa con la violenza, pretendesse di difenderla con il diritto. questo e’ quanto in effetti accade nel mondo reale ma… siamo sicuri che sia un criterio di efficienza? E se lo fosse (come purtroppo lo e’), dove va a finire l’equita’?
Re: efficienza paretiana
Il criterio di efficienza di Pareto è un altro modo di descrivere l’equilibrio di libero scambio tra soggetti autointeressati. Hai ragione quando dici che è banale, nel senso che è ovvio che, se tra due persone libere uno scambio non è mutuamente vantaggioso, lo scambio non si farà, e quindi si è arrivati a un “equilibrio” nel mercato.
Ciò che diventa incomprensibile nella teoria dell’economia del benessere (sic!), è che poi si presenti la proposizione “l’equilibrio in un mercato concorrenziale è Pareto efficiente” come un TEOREMA quando in realtà è una tautologia.
Riguardo poi al perché c’è violenza nel modo in cui si descrive l’azione umana nei modelli economici (sia esso l’equilibrio di Nash oppure la scatola di Edgeworth) ha ragione Andrea a sottolineare l’assenza di “fiducia”.
Prima di darvi la mia versione però, vi chiedo, ma cos’è la FIDUCIA? Sapreste definirla?
Re: efficienza paretiana
credo sia semplicemente il riconoscimento di un essere umano che ci sta di fronte, e non di un semplice animale in preda ai suoi istinti. Un essere pensante che a volte puo’ sbagliare ma che resta comunque sempre dotato della propria capacita’ di scegliere.
Re: efficienza paretiana
“[Pareto] defines this maximum as the point or position, from which it is impossible to move while ensuring a gain in utility or ophélimité for all participators in the market. With such a definition, it is almost self-evident that this so-called maximum obtains under free competition, because if, after an exchange is effected, it were possible by means of a further series of direct or indirect exchanges to produce an additional satisfaction of needs for the participators, then to that extent such a continued exchange would doubtless take place, and the original position could not be one of final equilibrium”
(Wicksell, Lectures on Political Economy, vol. 1, London, Routledge & Kegan Paul , pp. 82-83, 1934).
Ciao a tutti!!!
La premessa e che vengo da una settimana di “rotten kid theorem”, household production and marriage theory. Quindi sono un po incazzato visto che le miei domande sulle particolari funzioni di utilità usate che agevolano le conclusioni materialistiche e prettamente economiche, non hanno avuto nessuna risposta. Io capisco pure che qualcuno si senta realizzato nello stilare modelli del genere, avverto le stesse sensazioni nel completare gli esercizi di micro, ma da qui a parlare di policy implication in quanto si adattano bene ai dati mi incazzo! Invano!L’altro giorno ebbi una discussione col prof di micro perchè secondo lui in China i grossi investimenti in capitale umano delle famiglie derivano dalla politica di controllo delle nascite come predetto in un modello di economia demografica di Becker e Murphy (il tipo di freak economics, lo devo leggere. Mah…non lo so e forse sbaglio, però secondo i grossi investimenti di capitale umano rispetto al passato derivano dai vari anni di grossa crescita economica che poi a loro volta possono crere altra crescita in un processo direi “circolare”. Invece secondo lui e altri, ma seriamente questo è uno dei più grandi modelli di economia demografica……..alla fine è il modello di threshold exernality di Accemoglu!
Comunque riguardo al dilemma del prigionero, è una particolare situazione, una particolare struttura di payoff che caratterizza il gioco e da cui si possono avere determnati risultati nel momento in cui si considera l’individuo “razionale”. Questo è il punto! Io dico che ovviamente se introduci una nozione di fiducia o qualcosa altro che cambi i presupposti di razionalità i risultati cambiano. Questo è il caso del gioco ripetuto dove la fiducia è conseguenza forzata della trigger strategy (per noi napoletani na specie e “cazzimma”). Il discorso è che quando parli di questi concett i con economisti non ti considerano e quindi da quello che ho capito l’unica cosa è cercare di costruirla l’alternativa! Io ci sto lavorando, non so se riuscirò a fare una cosa del genere ma la mia idea è quella di lavorare sui social networks, e partendo dal fatto che siamo di fronte a social interaction
……. introdurre un fattore più “umano” nell’analisi. Non solo individui mossi da incentivi razionali dal punto di vista economico ma introdurre una componente che almeno in parte riflette il lato “umano”, e secondo me i social networks possono essere utili proprio perchè partono dal fatto che alcuni outcomes economici cambiano in conseguenza di tali interazioni.
Re: Benvenuti
E’ proprio difficile introdurre la fiducia in economia, ma come si fa, e poi se gli economisti introducono la fiducia sarà una cosa del genere: individuo a si fida di b perchè il profitto condizionale a tale fiducia è maggiore. LOL, è la stessa cosa!!!!
Carlo mi devi spiegare perchè è una tautologia!!!! Ho perso mezza giornata a leggere il blog di Andrea Ventura, mi sono fatto un idea ma troppi concetti filosofici!!! Mi fai un riassunto?
Da quello che ho capito lui dice che è una tautologia perchè la concorrenza perfetta non esiste , quindi come si fa a dire che un mercato concorrenziale è pareto efficiente se in realtà non esiste il mercato concorrenziale? Ma non vedo il concetto di tautolgia, che è una cosa di cui non si puo provare il contrario, giusto?
Se piu o meno è vero la cosa non i convince, e poi sinceramente non vedo le ragioni dell’accanimento in questa cosa, perchè per me sono idee astratte e tali restano! Però mi fa incazzare il liberismo che usa tali concetti!!!
Sono frustrato, sto seriamente pensando di lasciare tutto, l’economia non mi convince. Oggi sono stato ad una altro seminario, mi sembrano tante persone m………i a vicenda.
L’altro giorno parlando con un mio amico t.a. mi diceva che un su alunno gli aveva fatto questa domanda, ma perchè ci sono tante persone intelligenti che studiano economia, ma nel mondo c’è tanta povertà e disiguaglianza???
Qual’è la risposta? E’ banale ma è legittima!
PS attendo risposta riguardo alla tautologia.
Ciao a tutti,
sto blog mi piace!!!!!!
Caro Aldo, una tautologia è una proposizione che deriva il proprio contenuto di “verità” da se stessa.
Per esempio: “se io dico tutti gli uomini vivi non sono morti” nessuno può obbiettare che si tratti di una affermazione “falsa”, ma essa non ha alcun valore veritativo (è “senza senso”, come direbbe Wittgenstein, il maggior filosofo del linguaggio).
Il cosiddetto primo teorema dell’economia del benessere è una tautologia poiché il concetto di efficienza paretiana e la descrizione di un equilibrio di libero scambio SONO LA STESSA COSA. E allora dire: “l’equilibrio di un mercato concorrenziale nelle condizioni che consentono il libero scambio perfettamente informato è Pareto efficiente” equivale a dire “l’equilibrio su di un mercato concorrenziale nelle condizioni che consentono il libero scambio corrisponde a un equilibrio di libero scambio”.
Detta così, sembrerebbe a tutti che è ovvio. Non è un TEOREMA, non dice altro che se gli esseri umani sono liberi di scegliere, e se L’UNICO MODO PER MIGLIORARE LA PROPRIA CONDIZIONE E’ QUELLO DI OTTENERE QUALCOSA DI MATERIALE ATTRAVERSO UNO SCAMBIO, allora è ovvio che gli scambi si arresteranno una volta che le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite.
E’ questa NEGAZIONE DELLA REALTA’ UMANA NON MATERIALE che è alla base della violenza insita nello pseudo pensiero razionale/utilitaristico/individualistico.
Su questo aspetto, cioè sul come si possa concepire una realtà non materiale senza cadere nel pensiero religioso, sul come si possa studiare il pensiero umano con metodo scientifico, e su come sia necessario tracciare una netta linea di demarcazione tra SCIENZA DELL’UOMO e SCIENZA DELLA NATURA , (e non tra scienza e metafisica, o tra scienza e religione) ci sarà tantissimo da dire, per chi vorrà continuare a frequentare questo blog.
rotten sarà sua sorella…
ma ci pensate a quanto deve essere malata la mente di chi si inventa una espressione come “rotten kid theorem”?
Aldo resisti. non farti fregare. Hai ragione tu, non loro.
Sono stato chiamato in ballo e quindi mi tocca chiarire! Una tautologia è una proposizione che è vera non in virtù di un rapporto di essa con un dato di fatto, ma come verità logica. E’ vero (o falso) che domani piove, ma è tautologico dire che domani o piove o non piove. Dire che in via di principio i mercati sono efficienti è tautologico perché la definizione paretiana dell’efficienza è la descrizione dei criteri del mercato. Se per esempio provate a descrivere con parole vostre l’equilibrio nello scambio (non è più possibile migliorare la condizione di uno senza peggiorare quella dell’altro) avete esattamente la definizione di una posizione efficiente nel senso di Pareto. Cosi le modifiche dell’esistente teoricamente possibili in modo conforme allo scambio sono anche miglioramenti paretiani e quelle non conformi violano il criterio di Pareto. Quella che sembra una certezza, l’efficienza del mercato, è quindi una certezza tautologica che non fa parte delle proposizioni della scienza. Popper direbbe che non è scienza perché non è falsificabile. L’economista che afferma il principio dell’efficienza del mercato è come un medico che, esaminando un cadavere, affermasse che era vivo prima di morire!
Se invece ci riferiamo ai fatti e consideriamo il mercato non come è nei modelli, ma come è nella realtà (il mercato del pesce, dell’elettricità, del petrolio…) abbiamo che i mercati non sono efficienti perché non sono rispettate tutte quelle condizioni che ne garantiscono l’efficienza (concorrenza perfetta, universalità, assenza di beni pubblici, di effetti esterni ecc. ecc): si hanno quindi vari casi di “fallimenti del mercato”. L’ambiguità (la teoria è falsa oppure tautologica) può essere chiarita se precisiamo cosa si intende per “mercato”. Una concreta istituzione, per come funziona veramente, o un principio per cui lo scambio di mercato è “efficiente”? Nel primo caso abbiamo l’inefficienza del mercato, quindi la teoria dell’efficienza del mercato è falsa, nel secondo abbiamo una tautologia: abbiamo cioè un inganno costituito dal far credere che si è “dimostrato” qualcosa che attiene ad un dato di fatto, mentre invece non ci si riferisce a nessun “fatto” reale!
Andrea V.
Ciao Andrea,
Ho capito cos’è una tautologia, ma il mio dubbio non era sulla definizione di tautologia bensi sul perchè dire che il primo teorema del benessere è una tautologia. La condizione di equilibrio walrasiano deriva dal comportamento massimizzante degli individui dato certi assunzioni comportamentali. Mentre l’efficienza parietiana è una condizione di mercato, è un allocazione che soddisfa quei criteri di efficienza. Le due cose coincidono ma si parte da punti di vista differenti. Non sono il tipo che prende l’economia come religione, ma relamente non riesco a capire il punto.
Questo è quello che ho anche chiesto a Carlo. Insisterò finchè non avrò le idee chiare.
Un saluto
Ciao Aldo:
Tornando alla tautologia dell’affermazione che “sotto certe condizioni (peraltro assolutamente irrealistiche) ogni equilibrio che si ottiene su di un mercato è efficiente in senso di Pareto”.
Innanzitutto sarai d’accordo con me che questa è una possibile enunciazione del cosiddetto Primo Teorema dell Economia del Benessere (PTEB), e che il contenuto di verità di un teorema non dovrebbe essere una questione di punti di vista (se no, uno la chiama la prima Opinione dell’Economia del Benessere, e noi non ci scomodiamo a criticare l’uso strumentale del linguaggio).
Detto questo, tu sembri porre l’accento sul fatto che dietro il criterio di Pareto non ci sarebbero “assunti comportamentali”, mentre questi (quelli sul comportamento massimizzante) ci sarebbero alla base del cosiddetto PTEB.
Ebbene, forse quello che noi vogliamo mettere in evidenza (e Andrea V. lo ha fatto fin dal 1998, con il suo saggio pubblicato su SdF) proprio che il concetto di efficienza di Pareto, se lo si applica agli equilibri di mercato, non è un concetto “neutrale”, ma che presuppone esattamente gli stessi assunti comportamentali che sono alla base del modello dell’homo oeconomicus, e cioè che questo soggetto si muove in assenza di ogni vero rapporto interumano, che l’unico rapporto che si ammette è quello di scambio di oggetti “materiali” da consumare (cioè distruggere) per ricavarne benessere.
Si potrebbe astrattamente parlare di un efficienza Paretiana di altre cose, definendo cosa si intende per “migliorare” e “peggiorare”, ma quando la si applica al “mercato” per essere precisi e definire cosa si intende per “equilibrio nello scambio”, e quali sono le condizioni che determinano un “miglioramento” o un “peggioramento”, in pratica ci si trova ad enunciare il PTEB.
Cioè il criterio di Pareto non diventa altro che una descrizione dell’equilibrio che si può raggiungere se individui interessati solo al consumo/distruzione di cose materiali sono messi in condizione di procurarsi queste cose attraverso il libero scambio. Quando le opportunità di miglioramento reciproco o di almeno uno senza peggioramento degli altri sono esaurite, gli scambi si arrestano e si è raggiunto “l’equilibrio di libero scambio”. Punto.
Esprimere un giudizio di merito sul valore morale di una tale situazione, definendola “efficiente”, e suggerendo che sia un risultato oggettivamente auspicabile, dovrebbe richiedere l’interrogarsi sul fatto che la descrizione dei comportamenti umani che sottintende al modello sia una descrizione realistica di comportamenti umani “sani”.
Io credo che il successo del modello di comportamento massimizzante/utilitarista/materialista derivi dal fatto che molta gente non si interroghi abbastanza su questo fatto, e molta (moltissima) altra, lo ritrova perfettamente corrispondente alla propria concezione (che io non esito a definire malata) della vita “umana” come solo legata al materiale, perché tutto ciò che non è materiale, e quindi non assoggettabile a scambio e distruzione… non è umano. Ora, siccome esistono entrambe le realtà, quella materiale (il corpo) e quella non materiale (la mente), e anche quelli più malati comunque hanno una mente che non può smettere di funzionare, produrre questa scissione (il corpo è umano, la mente è espressione divina) placa un’angoscia di conoscenza. Si smette di pensare, si sostuisce l’assenza di pensiero con la credenza e non c’è più bisogno di capire cos’è la mente.
Purtroppo, però, ad alcuni - i più “fanatici” - non basta aver placato la propria angoscia, per essere certi di non starsi facendo le “pippe”, hanno bisogno di imporre anche ad altri la propria visione scissa (ogni riferimento al “fu” Giuliano Ferrara è puramente voluta. Speriamo davvero di non ritrovarcelo ministro…)
Ciao Carlo,
mi sembra di capire che per voi la tautologia risiede nel primo teorema del benessere in quanto il concetto di Pareto ottimalità è conseguenza delle stesse assunzione dell’equilibrio Walrasiano (correggimi se sbaglio!). Io mi riferivo, come da te percepito, proprio a questo quando erroneamente ho scritto “punti di vista differenti”. Infatti ho sempre pensato alla Pareto ottimalità come caratteristica di un allocazione, mentre all’equilibrio Walrasiano come una coppia “prezzi allocazione”. Quindi dati quei prezzi gli individui massimizzano l’utilità definendo un’allocazione, in equlibrio equivale a quella pareto efficiente. L’equilibrio walrasiano è definito massimizzando l’utilità a livello individuale, la pareto efficienza non necessariamente.
Io vedo una certa differenza nei due concetti, ma sinceramente devo approfondire il concetto di pareto efficienza nel senso voglio vedere le basi sul quale è fondato, nel caso siano necessarie, perchè mi sembra una pura condizione.
Riguardo alle critiche sollevate in senso morale ed etico non ci sono dubbi, sono d’accordo con quello che dici ma non sono sicuro riguardo a quanto detto sopra. Mi piace l’idea del punto di vista critico e della voglia di cambiamento in una disciplina che ormai ha perso totalmente il contatto con la realtà, anzi a mio avviso (d’accordo con la critica di Lucas) è promotrice di una realtà a propria immagine e somiglianza.
Aldo
No Aldo, a me sembra che le due cose coincidano sempre.
L’efficienza paretiana è un ovvio. Non ha alcun valore morale, conoscitivo o politico.
Una volta che hai definito COSA determina il benessere, e le condizioni per cui la libera azione degli individui coinvolti può portare ad un miglioramento, è ovvio che una volta che tutte le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite si giunga a un equilibrio, e che quest’equilibrio sia ‘pareto efficiente’.
In realtà, mi sembra che sia un artificio retorico usato per distrarre le persone dall’interrogarsi sulle IPOTESI che sottintendono al modello di comportamento umano.
Tu dici che l’equilibrio walrasiano si raggiunge perché gli individui massimizzano l’utilità. Ma da cosa dipende quest’utilità? Perché l’unico modo di incrementare l’utilità deve essere fatto dipendere dal sottrarre utilità a qualcun altro? Ti sei mai chiesto cosa succede al modello di massimizzazione dell’utilità se non c’è un vincolo di bilancio?
La violenza più terribile nelle cose che ha scritto Becker sta in quel “full income constraint”, in cui anche il tempo umano viene considerato limitato e valutato in base a quanti beni materiali si possono produrre in quel tempo. Ma ti sei mai chiesto quanto tempo ci vuole ad avere un’idea? Oppure quante idee si possono avere in un’ora o in un giorno?
Discutere di scelte umane con gli strumenti della logica basata sul trade-off è difficile, forse impossibile, ma questo non giustifica il tentativo di adeguare la realtà da studiare allo strumento di cui si dispone. Si dovrebbe fare altro…
non capisco come la Pareto efficienza possa non corrispondere alla massimizzazione dell’utilità. Dati due individui sul mercato, con una loro dotazione di risorse, essi scambieranno fino a che non massimizzeranno la loro utilità. Il carattere tautologico della corrispondenza può essere colto molto semplicemente facendo riferimento al modello di Edgeworth. Siamo stati abituati a pensare che il criterio di Pareto serva a distinguere la “scienza” da ciò che non è scienza, ciò che costituisce un miglioramento economico da ciò che non lo è, ma proviamo invece un attimo a dimenticare tutte queste giustificazioni e osserviamo ciò che avviene in quel modello: abbiamo che le modifiche possibili per mezzo di scambi sono quelle conformi ai miglioramenti paretiani, le modifiche redistributive non sono conformi ai miglioramenti paretiani e in quel modello non sono ammesse, e abbiamo che l’equilibrio che i soggetti raggiungono per mezzo degli scambi può essere descritto come un ottimo di Pareto. Questo ottimo implicitamente assume che i due soggetti non possano ulteriormente migliorare la propria condizione. Quindi l’economia con Pareto e Robbins ha scelto come criterio di efficienza la descrizione della logica di comportamento degli individui che vogliono massimizzare la propria utilità per mezzo di scambi di mercato: criterio di efficienza e leggi del mercato sono perciò due modo diversi di dire la stessa cosa (vedi il passo di Wicksell sopra riportato nel blog). Non vi è alcuna differenza tra i due concetti. Per questo dire che il mercato è efficiente è come dire che qualcuno se è vivo non è morto.
September 5th, 2008 at 21:26
Sto leggendo qualche paper di Gary Becker, a Milwaukee non c’è corso dove non si parli di lui e company di Chicago; mi sono imbattuto in un forum in cui ho trovato questa discussione un pò pesantuccia, ma personalmente penso non sia del tutto inesatta!
I do not know what prompted Prof. Guitty Nashaat to take her life and
I find no humor in it at all. I do believe that Becker’s work and
personal life history reflect an individual grossly insensitive to
the realities of everyday life faced by so many people, I do believe
that Becker is a disgusting paid whore for a bankrupt paradigm that
has some very ugly consequences in the service of some very ugly
forces (like Uncle Miltie working for Chilean fascists), I do believe
that Becker’s work is grossly overrated and has no place in serious
economics other than as an exhibit in the political economy of the
economics profession (see. whoring, academic sycophancy, contrived
syllogisms, bourgeois apologia, Chicago School networking, academic
fascism, neoclassical metaphysics, obfuscation etc in the index) and
I do believe that Prof. Nashaat probably–but I am only conjecturing–
found little comfort or compassion from somewhat who would/could
write the out-and-out naked bourgeois apologies and contrived
syllogisms such as those written by Becker.
As I said once before, Becker receiving the Nobel Prize in Economics
is like Jeffrey Dahmer receiving the French Cordon Bleu for Haute
Gourmet Cuisine. Does a comment like this mean I have no sensitivity
for the victims of Dahmer? No it does not. In some ways it actually
highlights the sadness of those victims through metaphor, similie and
allegory which help to point out an abusurdity by taking it reductio
ad absurdum or through metaphor. Actually I am wrong, because this
metaphor would imply that the Nobel Prize in Economics would have
some stature and standing were it not given to this sociologist
(wannabe economist) dilettante. Actually any stature of the Nobel
Prize has long since been lost with the granting of the Prize to some
of the disgusting bourgeois apologists who have received it–and for
what kind of work?.
Ah! Carlo dicesti che mi mandavi unarticolo o non so cosa che parla del teorema di Coase…. Sono curioso! Un saluto a tutti,
Aldo
September 5th, 2008 at 21:30
Ciao Aldo.
Il paper sul teorema di Coase scritto da Andrea Ventura con me e con Marcello Montibeller sta per arrivare.
Riguardo a Gary Becker e alla sua triste vicenda, ci saranno tantissime cose da dire.
Il professor Craven (l’autore del post che tu hai riportato, professore di economia a Vancouver, indiano d’america e attivista sociale e politico) muove delle critiche che secondo me vanno nella direzione giusta di riconoscere la potenziale patogenicità di certe idee che all’apparenza sembrano… solo opinioni, anche affascinanti, ma che nascondono il virus della psicoidia (ossia della perdità di capacità di riconoscere l’umano).
Il suo ultimo post su
http://aradicalblackfoot.blogspot.com/2007/02/capitalism-system-run-by-and-for.html
è esemplare.
A presto
September 5th, 2008 at 21:32
prisoner’s dilemma… trust?
Comincio con un “dilemma” sorto durante il master di Portici nel corso di teoria dei giochi.
…il dilemma del prigioniero ci insegna che, se due prigionieri non sono in contratto tra loro, la soluzione finale (Nash equilibrium) in cui non c’e’ alcun incentivo a deviare (in un “one-shot” game) e’ rappresentata da una “second-best” solution. La soluzione ottimale, infatti, sarebbe che entrambi cooperassero, ma ognuno ha un incentivo a deviare data la distribuzione dei payoff.
Solo nel caso in cui si tratti di un gioco ripetuto si potrebbe tentare di instaurare un comportamento cooperativo, visto che l’altro puo’ rispondere alle mie azioni con azioni conseguenti.
Questo modo di ragionare pero’ racchiude in se’ una perversa mancanza di fiducia nell’essere umano… c’e’ un incentivo a deviare? allora deviera’ per forza… e’ una legge matematica. Non lo e’ affatto! Che succede se introduciamo nell’analisi un elemento che si chiama “trust”, fiducia?! Se io mi fido dell’altro e so che non mi tradira’ mai, anche se ha un incentivo a farlo, e l’altro fa lo stesso, entrambi possiamo godere della first best solution. Ma se entrambi pensiamo alla “Nash” (secondo me un uomo senza “speranza”) la first best solution non l’avremmo mai.
A proposito di “trust”, mi vengono in mente i minuti iniziali del film “Les Miserables”, ma nella versione che ha Liam Neeson come attore principale (non quella depardieuana)… bellissimi. Formidabili… ecco, Nash mi sembra rappresentare in quel film la parte dell’ispettore Javert, il quale crede che, se un uomo ha rubato una volta, restera’ un delinquente per tutta la vita.
September 5th, 2008 at 21:34
efficienza paretiana
Credo in economia non ci sia nulla di piu’ semplice (talmente semplice che spesso sembra anche banale e offensivo per la propria intelligenza doverlo studiare) del criterio di efficienza di Pareto. “An allocation of good is Pareto efficient if no alternative allocation can make at least one person better off without making anyone else worse off”.
Quello che pero’ (quasi) nessuno sottilinea e’ l’implicita violenza di questo concetto.
Boardman et al. “Cost Benefit Analysis”: “Implicit in the concept of Pareto efficiency is the initial starting position of the members of society”. Infatti, i punti facenti parte della frontiera di Pareto cambiano se cambia il punto di partenza originale. Se essa e’ enormemente a favore di un particolare gruppo sociale/ stato/nazione etc., secondo questo criterio non si puo’ far nulla ad esempio per redistribuire costi e benefici tra le parti, perche’ ad ogni modo si andrebbero a toccare gli interessi di chi ha gia’ tutto e le cui condizioni, dunque, peggiorerebbero. questo metodo rappresenta un inno al mantenimento dello status quo. Come se qualcuno, dopo aver conquistato qualcosa con la violenza, pretendesse di difenderla con il diritto. questo e’ quanto in effetti accade nel mondo reale ma… siamo sicuri che sia un criterio di efficienza? E se lo fosse (come purtroppo lo e’), dove va a finire l’equita’?
September 5th, 2008 at 21:35
Re: efficienza paretiana
Il criterio di efficienza di Pareto è un altro modo di descrivere l’equilibrio di libero scambio tra soggetti autointeressati. Hai ragione quando dici che è banale, nel senso che è ovvio che, se tra due persone libere uno scambio non è mutuamente vantaggioso, lo scambio non si farà, e quindi si è arrivati a un “equilibrio” nel mercato.
Ciò che diventa incomprensibile nella teoria dell’economia del benessere (sic!), è che poi si presenti la proposizione “l’equilibrio in un mercato concorrenziale è Pareto efficiente” come un TEOREMA quando in realtà è una tautologia.
Riguardo poi al perché c’è violenza nel modo in cui si descrive l’azione umana nei modelli economici (sia esso l’equilibrio di Nash oppure la scatola di Edgeworth) ha ragione Andrea a sottolineare l’assenza di “fiducia”.
Prima di darvi la mia versione però, vi chiedo, ma cos’è la FIDUCIA? Sapreste definirla?
Baci e abbracci
September 5th, 2008 at 21:36
Re: efficienza paretiana
credo sia semplicemente il riconoscimento di un essere umano che ci sta di fronte, e non di un semplice animale in preda ai suoi istinti. Un essere pensante che a volte puo’ sbagliare ma che resta comunque sempre dotato della propria capacita’ di scegliere.
September 5th, 2008 at 21:38
Re: efficienza paretiana
“[Pareto] defines this maximum as the point or position, from which it is impossible to move while ensuring a gain in utility or ophélimité for all participators in the market. With such a definition, it is almost self-evident that this so-called maximum obtains under free competition, because if, after an exchange is effected, it were possible by means of a further series of direct or indirect exchanges to produce an additional satisfaction of needs for the participators, then to that extent such a continued exchange would doubtless take place, and the original position could not be one of final equilibrium”
(Wicksell, Lectures on Political Economy, vol. 1, London, Routledge & Kegan Paul , pp. 82-83, 1934).
September 5th, 2008 at 21:45
Ciao a tutti!!!
La premessa e che vengo da una settimana di “rotten kid theorem”, household production and marriage theory. Quindi sono un po incazzato visto che le miei domande sulle particolari funzioni di utilità usate che agevolano le conclusioni materialistiche e prettamente economiche, non hanno avuto nessuna risposta. Io capisco pure che qualcuno si senta realizzato nello stilare modelli del genere, avverto le stesse sensazioni nel completare gli esercizi di micro, ma da qui a parlare di policy implication in quanto si adattano bene ai dati mi incazzo! Invano!L’altro giorno ebbi una discussione col prof di micro perchè secondo lui in China i grossi investimenti in capitale umano delle famiglie derivano dalla politica di controllo delle nascite come predetto in un modello di economia demografica di Becker e Murphy (il tipo di freak economics, lo devo leggere. Mah…non lo so e forse sbaglio, però secondo i grossi investimenti di capitale umano rispetto al passato derivano dai vari anni di grossa crescita economica che poi a loro volta possono crere altra crescita in un processo direi “circolare”. Invece secondo lui e altri, ma seriamente questo è uno dei più grandi modelli di economia demografica……..alla fine è il modello di threshold exernality di Accemoglu!
Comunque riguardo al dilemma del prigionero, è una particolare situazione, una particolare struttura di payoff che caratterizza il gioco e da cui si possono avere determnati risultati nel momento in cui si considera l’individuo “razionale”. Questo è il punto! Io dico che ovviamente se introduci una nozione di fiducia o qualcosa altro che cambi i presupposti di razionalità i risultati cambiano. Questo è il caso del gioco ripetuto dove la fiducia è conseguenza forzata della trigger strategy (per noi napoletani na specie e “cazzimma”). Il discorso è che quando parli di questi concett i con economisti non ti considerano e quindi da quello che ho capito l’unica cosa è cercare di costruirla l’alternativa! Io ci sto lavorando, non so se riuscirò a fare una cosa del genere ma la mia idea è quella di lavorare sui social networks, e partendo dal fatto che siamo di fronte a social interaction
September 5th, 2008 at 21:47
……. introdurre un fattore più “umano” nell’analisi. Non solo individui mossi da incentivi razionali dal punto di vista economico ma introdurre una componente che almeno in parte riflette il lato “umano”, e secondo me i social networks possono essere utili proprio perchè partono dal fatto che alcuni outcomes economici cambiano in conseguenza di tali interazioni.
September 5th, 2008 at 21:48
Re: Benvenuti
E’ proprio difficile introdurre la fiducia in economia, ma come si fa, e poi se gli economisti introducono la fiducia sarà una cosa del genere: individuo a si fida di b perchè il profitto condizionale a tale fiducia è maggiore. LOL, è la stessa cosa!!!!
Carlo mi devi spiegare perchè è una tautologia!!!! Ho perso mezza giornata a leggere il blog di Andrea Ventura, mi sono fatto un idea ma troppi concetti filosofici!!! Mi fai un riassunto?
Da quello che ho capito lui dice che è una tautologia perchè la concorrenza perfetta non esiste , quindi come si fa a dire che un mercato concorrenziale è pareto efficiente se in realtà non esiste il mercato concorrenziale? Ma non vedo il concetto di tautolgia, che è una cosa di cui non si puo provare il contrario, giusto?
Se piu o meno è vero la cosa non i convince, e poi sinceramente non vedo le ragioni dell’accanimento in questa cosa, perchè per me sono idee astratte e tali restano! Però mi fa incazzare il liberismo che usa tali concetti!!!
Sono frustrato, sto seriamente pensando di lasciare tutto, l’economia non mi convince. Oggi sono stato ad una altro seminario, mi sembrano tante persone m………i a vicenda.
L’altro giorno parlando con un mio amico t.a. mi diceva che un su alunno gli aveva fatto questa domanda, ma perchè ci sono tante persone intelligenti che studiano economia, ma nel mondo c’è tanta povertà e disiguaglianza???
Qual’è la risposta? E’ banale ma è legittima!
PS attendo risposta riguardo alla tautologia.
Ciao a tutti,
sto blog mi piace!!!!!!
September 5th, 2008 at 21:50
Caro Aldo, una tautologia è una proposizione che deriva il proprio contenuto di “verità” da se stessa.
Per esempio: “se io dico tutti gli uomini vivi non sono morti” nessuno può obbiettare che si tratti di una affermazione “falsa”, ma essa non ha alcun valore veritativo (è “senza senso”, come direbbe Wittgenstein, il maggior filosofo del linguaggio).
Il cosiddetto primo teorema dell’economia del benessere è una tautologia poiché il concetto di efficienza paretiana e la descrizione di un equilibrio di libero scambio SONO LA STESSA COSA. E allora dire: “l’equilibrio di un mercato concorrenziale nelle condizioni che consentono il libero scambio perfettamente informato è Pareto efficiente” equivale a dire “l’equilibrio su di un mercato concorrenziale nelle condizioni che consentono il libero scambio corrisponde a un equilibrio di libero scambio”.
Detta così, sembrerebbe a tutti che è ovvio. Non è un TEOREMA, non dice altro che se gli esseri umani sono liberi di scegliere, e se L’UNICO MODO PER MIGLIORARE LA PROPRIA CONDIZIONE E’ QUELLO DI OTTENERE QUALCOSA DI MATERIALE ATTRAVERSO UNO SCAMBIO, allora è ovvio che gli scambi si arresteranno una volta che le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite.
E’ questa NEGAZIONE DELLA REALTA’ UMANA NON MATERIALE che è alla base della violenza insita nello pseudo pensiero razionale/utilitaristico/individualistico.
Su questo aspetto, cioè sul come si possa concepire una realtà non materiale senza cadere nel pensiero religioso, sul come si possa studiare il pensiero umano con metodo scientifico, e su come sia necessario tracciare una netta linea di demarcazione tra SCIENZA DELL’UOMO e SCIENZA DELLA NATURA , (e non tra scienza e metafisica, o tra scienza e religione) ci sarà tantissimo da dire, per chi vorrà continuare a frequentare questo blog.
September 5th, 2008 at 21:51
rotten sarà sua sorella…
ma ci pensate a quanto deve essere malata la mente di chi si inventa una espressione come “rotten kid theorem”?
Aldo resisti. non farti fregare. Hai ragione tu, non loro.
September 5th, 2008 at 21:51
Sono stato chiamato in ballo e quindi mi tocca chiarire! Una tautologia è una proposizione che è vera non in virtù di un rapporto di essa con un dato di fatto, ma come verità logica. E’ vero (o falso) che domani piove, ma è tautologico dire che domani o piove o non piove. Dire che in via di principio i mercati sono efficienti è tautologico perché la definizione paretiana dell’efficienza è la descrizione dei criteri del mercato. Se per esempio provate a descrivere con parole vostre l’equilibrio nello scambio (non è più possibile migliorare la condizione di uno senza peggiorare quella dell’altro) avete esattamente la definizione di una posizione efficiente nel senso di Pareto. Cosi le modifiche dell’esistente teoricamente possibili in modo conforme allo scambio sono anche miglioramenti paretiani e quelle non conformi violano il criterio di Pareto. Quella che sembra una certezza, l’efficienza del mercato, è quindi una certezza tautologica che non fa parte delle proposizioni della scienza. Popper direbbe che non è scienza perché non è falsificabile. L’economista che afferma il principio dell’efficienza del mercato è come un medico che, esaminando un cadavere, affermasse che era vivo prima di morire!
Se invece ci riferiamo ai fatti e consideriamo il mercato non come è nei modelli, ma come è nella realtà (il mercato del pesce, dell’elettricità, del petrolio…) abbiamo che i mercati non sono efficienti perché non sono rispettate tutte quelle condizioni che ne garantiscono l’efficienza (concorrenza perfetta, universalità, assenza di beni pubblici, di effetti esterni ecc. ecc): si hanno quindi vari casi di “fallimenti del mercato”. L’ambiguità (la teoria è falsa oppure tautologica) può essere chiarita se precisiamo cosa si intende per “mercato”. Una concreta istituzione, per come funziona veramente, o un principio per cui lo scambio di mercato è “efficiente”? Nel primo caso abbiamo l’inefficienza del mercato, quindi la teoria dell’efficienza del mercato è falsa, nel secondo abbiamo una tautologia: abbiamo cioè un inganno costituito dal far credere che si è “dimostrato” qualcosa che attiene ad un dato di fatto, mentre invece non ci si riferisce a nessun “fatto” reale!
Andrea V.
September 5th, 2008 at 21:53
Ciao Andrea,
Ho capito cos’è una tautologia, ma il mio dubbio non era sulla definizione di tautologia bensi sul perchè dire che il primo teorema del benessere è una tautologia. La condizione di equilibrio walrasiano deriva dal comportamento massimizzante degli individui dato certi assunzioni comportamentali. Mentre l’efficienza parietiana è una condizione di mercato, è un allocazione che soddisfa quei criteri di efficienza. Le due cose coincidono ma si parte da punti di vista differenti. Non sono il tipo che prende l’economia come religione, ma relamente non riesco a capire il punto.
Questo è quello che ho anche chiesto a Carlo. Insisterò finchè non avrò le idee chiare.
Un saluto
September 5th, 2008 at 21:54
Ciao Aldo:
Tornando alla tautologia dell’affermazione che “sotto certe condizioni (peraltro assolutamente irrealistiche) ogni equilibrio che si ottiene su di un mercato è efficiente in senso di Pareto”.
Innanzitutto sarai d’accordo con me che questa è una possibile enunciazione del cosiddetto Primo Teorema dell Economia del Benessere (PTEB), e che il contenuto di verità di un teorema non dovrebbe essere una questione di punti di vista (se no, uno la chiama la prima Opinione dell’Economia del Benessere, e noi non ci scomodiamo a criticare l’uso strumentale del linguaggio).
Detto questo, tu sembri porre l’accento sul fatto che dietro il criterio di Pareto non ci sarebbero “assunti comportamentali”, mentre questi (quelli sul comportamento massimizzante) ci sarebbero alla base del cosiddetto PTEB.
Ebbene, forse quello che noi vogliamo mettere in evidenza (e Andrea V. lo ha fatto fin dal 1998, con il suo saggio pubblicato su SdF) proprio che il concetto di efficienza di Pareto, se lo si applica agli equilibri di mercato, non è un concetto “neutrale”, ma che presuppone esattamente gli stessi assunti comportamentali che sono alla base del modello dell’homo oeconomicus, e cioè che questo soggetto si muove in assenza di ogni vero rapporto interumano, che l’unico rapporto che si ammette è quello di scambio di oggetti “materiali” da consumare (cioè distruggere) per ricavarne benessere.
Si potrebbe astrattamente parlare di un efficienza Paretiana di altre cose, definendo cosa si intende per “migliorare” e “peggiorare”, ma quando la si applica al “mercato” per essere precisi e definire cosa si intende per “equilibrio nello scambio”, e quali sono le condizioni che determinano un “miglioramento” o un “peggioramento”, in pratica ci si trova ad enunciare il PTEB.
Cioè il criterio di Pareto non diventa altro che una descrizione dell’equilibrio che si può raggiungere se individui interessati solo al consumo/distruzione di cose materiali sono messi in condizione di procurarsi queste cose attraverso il libero scambio. Quando le opportunità di miglioramento reciproco o di almeno uno senza peggioramento degli altri sono esaurite, gli scambi si arrestano e si è raggiunto “l’equilibrio di libero scambio”. Punto.
Esprimere un giudizio di merito sul valore morale di una tale situazione, definendola “efficiente”, e suggerendo che sia un risultato oggettivamente auspicabile, dovrebbe richiedere l’interrogarsi sul fatto che la descrizione dei comportamenti umani che sottintende al modello sia una descrizione realistica di comportamenti umani “sani”.
Io credo che il successo del modello di comportamento massimizzante/utilitarista/materialista derivi dal fatto che molta gente non si interroghi abbastanza su questo fatto, e molta (moltissima) altra, lo ritrova perfettamente corrispondente alla propria concezione (che io non esito a definire malata) della vita “umana” come solo legata al materiale, perché tutto ciò che non è materiale, e quindi non assoggettabile a scambio e distruzione… non è umano. Ora, siccome esistono entrambe le realtà, quella materiale (il corpo) e quella non materiale (la mente), e anche quelli più malati comunque hanno una mente che non può smettere di funzionare, produrre questa scissione (il corpo è umano, la mente è espressione divina) placa un’angoscia di conoscenza. Si smette di pensare, si sostuisce l’assenza di pensiero con la credenza e non c’è più bisogno di capire cos’è la mente.
Purtroppo, però, ad alcuni - i più “fanatici” - non basta aver placato la propria angoscia, per essere certi di non starsi facendo le “pippe”, hanno bisogno di imporre anche ad altri la propria visione scissa (ogni riferimento al “fu” Giuliano Ferrara è puramente voluta. Speriamo davvero di non ritrovarcelo ministro…)
September 5th, 2008 at 21:55
Ciao Carlo,
mi sembra di capire che per voi la tautologia risiede nel primo teorema del benessere in quanto il concetto di Pareto ottimalità è conseguenza delle stesse assunzione dell’equilibrio Walrasiano (correggimi se sbaglio!). Io mi riferivo, come da te percepito, proprio a questo quando erroneamente ho scritto “punti di vista differenti”. Infatti ho sempre pensato alla Pareto ottimalità come caratteristica di un allocazione, mentre all’equilibrio Walrasiano come una coppia “prezzi allocazione”. Quindi dati quei prezzi gli individui massimizzano l’utilità definendo un’allocazione, in equlibrio equivale a quella pareto efficiente. L’equilibrio walrasiano è definito massimizzando l’utilità a livello individuale, la pareto efficienza non necessariamente.
Io vedo una certa differenza nei due concetti, ma sinceramente devo approfondire il concetto di pareto efficienza nel senso voglio vedere le basi sul quale è fondato, nel caso siano necessarie, perchè mi sembra una pura condizione.
Riguardo alle critiche sollevate in senso morale ed etico non ci sono dubbi, sono d’accordo con quello che dici ma non sono sicuro riguardo a quanto detto sopra. Mi piace l’idea del punto di vista critico e della voglia di cambiamento in una disciplina che ormai ha perso totalmente il contatto con la realtà, anzi a mio avviso (d’accordo con la critica di Lucas) è promotrice di una realtà a propria immagine e somiglianza.
Aldo
September 5th, 2008 at 21:57
No Aldo, a me sembra che le due cose coincidano sempre.
L’efficienza paretiana è un ovvio. Non ha alcun valore morale, conoscitivo o politico.
Una volta che hai definito COSA determina il benessere, e le condizioni per cui la libera azione degli individui coinvolti può portare ad un miglioramento, è ovvio che una volta che tutte le opportunità di mutuo vantaggio siano esaurite si giunga a un equilibrio, e che quest’equilibrio sia ‘pareto efficiente’.
In realtà, mi sembra che sia un artificio retorico usato per distrarre le persone dall’interrogarsi sulle IPOTESI che sottintendono al modello di comportamento umano.
Tu dici che l’equilibrio walrasiano si raggiunge perché gli individui massimizzano l’utilità. Ma da cosa dipende quest’utilità? Perché l’unico modo di incrementare l’utilità deve essere fatto dipendere dal sottrarre utilità a qualcun altro? Ti sei mai chiesto cosa succede al modello di massimizzazione dell’utilità se non c’è un vincolo di bilancio?
La violenza più terribile nelle cose che ha scritto Becker sta in quel “full income constraint”, in cui anche il tempo umano viene considerato limitato e valutato in base a quanti beni materiali si possono produrre in quel tempo. Ma ti sei mai chiesto quanto tempo ci vuole ad avere un’idea? Oppure quante idee si possono avere in un’ora o in un giorno?
Discutere di scelte umane con gli strumenti della logica basata sul trade-off è difficile, forse impossibile, ma questo non giustifica il tentativo di adeguare la realtà da studiare allo strumento di cui si dispone. Si dovrebbe fare altro…
September 5th, 2008 at 21:58
Caro Aldo,
non capisco come la Pareto efficienza possa non corrispondere alla massimizzazione dell’utilità. Dati due individui sul mercato, con una loro dotazione di risorse, essi scambieranno fino a che non massimizzeranno la loro utilità. Il carattere tautologico della corrispondenza può essere colto molto semplicemente facendo riferimento al modello di Edgeworth. Siamo stati abituati a pensare che il criterio di Pareto serva a distinguere la “scienza” da ciò che non è scienza, ciò che costituisce un miglioramento economico da ciò che non lo è, ma proviamo invece un attimo a dimenticare tutte queste giustificazioni e osserviamo ciò che avviene in quel modello: abbiamo che le modifiche possibili per mezzo di scambi sono quelle conformi ai miglioramenti paretiani, le modifiche redistributive non sono conformi ai miglioramenti paretiani e in quel modello non sono ammesse, e abbiamo che l’equilibrio che i soggetti raggiungono per mezzo degli scambi può essere descritto come un ottimo di Pareto. Questo ottimo implicitamente assume che i due soggetti non possano ulteriormente migliorare la propria condizione. Quindi l’economia con Pareto e Robbins ha scelto come criterio di efficienza la descrizione della logica di comportamento degli individui che vogliono massimizzare la propria utilità per mezzo di scambi di mercato: criterio di efficienza e leggi del mercato sono perciò due modo diversi di dire la stessa cosa (vedi il passo di Wicksell sopra riportato nel blog). Non vi è alcuna differenza tra i due concetti. Per questo dire che il mercato è efficiente è come dire che qualcuno se è vivo non è morto.
Ciao Andrea V.