Ideologia, Metodo, Prassi … cos’è sbagliato in economia?

Cari tutti,
sul gruppo Facebook “Il Centro di Portici” si sta svolgendo una discussione molto interessante.
Riporto qui un estratto del mio ultimo contributo a quella discussione, perché spero di suscitare ulteriori reazioni anche qui, e anche da chi, iscrittosi a questo blog, non vi ha da tempo aggiunto commenti.
“…
Con un ristretto gruppo di colleghi stiamo elaborando una raccolta di saggi sul nesso tra economia e felicità, in cui sono affrontate molte delle questioni che state ponendo in questa discussione.

Ha ragione Umberto a provare a distinguere le critiche (se ho capito bene) in base al “bersaglio” verso cui sono inirizzate, se, cioè, esse mirano a colpire gli assunti “morali” della teoria economica, la sua coerenza logica, o il rigore (o meno) con cui essa viene applicata.

Vi anticipo che, secondo me, c’è pane per i denti di tutti, nel senso che tutti e tre i campi sono fallaci, e che uno dei postulati delle nostre ipotesi di ricerca è che i vari “difetti” (basi ideologiche degli asssunti morali, vacuità dei modelli e errori di metodo) siano in realtà legati l’un l’altro dalla necessità di reggersi l’un l’altro, come un treppede traballante.

Noi siamo alla ricerca di un’origine comune ai vari difetti della teoria e della prassi dell’economia, origine che crediamo essere radicata in un più ampio movimento culturale che risale allo sviluppo del razionalismo che si è fondato su una mancata critica al pensiero “religioso”.

Uno dei punti chiave, che sono certo di aver espresso più volte nelle nostre lezioni e chiacchierate, è la mancata distinzione tra “bisogni” ed “esigenze”, che a sua volta nasce dal non riconoscimento della “realtà non materiale umana”.

Se effettivamente non esistesse nulla che non fosse “materiale”, la teoria utilitarista, il metodo della scelta razionale e l’uso della logica matematica sarebbero un apparato perfettamente adeguato alla rappresentazione dei comportamenti umani. E’ la presenza del “non materiale” che rende l’apparato teorico-metodologico che lo trascura, debole, insufficiente, difettoso e - come molti di noi “sentono”, magari senza riuscire a spiegarlo bene, violento.

D’altra parte, la presenza della “valvola di sfogo” della religione - che tutt’altro che superata si è andata rafforzando nei secoli dal seicento ad oggi - ha permesso alla “pseudo scienza” dell’umano basata sull’annullamento del “non materiale” di procedere, crescere ed affermarsi culturalmente.

E’ come se vivessimo immersi in una cultura basata sulla scissione tra ciò che è materiale (=umano) e ciò che è visto come spirituale (=divino), e che implicitamente veniamo spinti ad accettare che solo ciò che è materiale può essere studiato dalla scienza, mentre di tutto ciò che è spirituale, in quanto di fonte divina, non ci si deve occupare.

Ora, è fin troppo facile per chi abbia anche solo minimamente superato il pensiero religioso capire che dare un nome (dio) a ciò che non si comprende è un “trucco” che permette di spacciare la fede per conoscenza. Si costruisce una tautologia inattaccabile dal punto di vista della sua coerenza “interna”, ma che non consente di acquisire alcuna conoscenza.

“Tutto ciò che è divino non è comprensibile da mente umana, ma va accettato per fede”. “Non sono capace di comprendere le motivazioni vere degli affetti, allora gli affetti devono essere espressione del divino”…

Ma il sillogismo è fallace. Per chi ha letto la “Storia della filosofia greca” di De Crescenzo, è come quello studente che raccontava: “la locomotiva fischia”, “Socrate fischia”, quindi, “Socrate è una locomotiva”. Al che il prof gli ribadiva: “NO! avresti dovuto dire: TUTTO ciò che fischia è una locomotiva, Socrate fischia, quindi, Socrate è una locomotiva”. Al che lo studente conclude: “hai visto che è come dico io?” (Chissà perché, lo studente mi sembra Veltroni!!!)

L’errore sta nel fatto di ASSUMERE l’esistenza di dio, e di CREDERE che TUTTO ciò che non si comprende in un dato momento storico sia INCOMPRENSIBILE perché divino.

Ecco, a tutto questo un ricercatore che si possa dire tale deve dire: “NO”. Quello che non si comprende ANCORA va studiato, indagato, pensato con una mente libera dal condizionamento di un’idea di inconoscibilità. Solo così potremo sperare di continuare a progredire nella ricerca e nella conoscenza.

In economia, gli spunti da cui partire sono tanti. Qualcuno di voi ha accennato al fatto che la teoria economica spiega bene ALCUNI comportamenti, che è una buona approssimazione in CERTI altri casi.
Vi propongo: e se il problema con la teoria economica nascesse nel momento in cui i comportamenti umani diventano “sociali”? Se cioè quello che la teoria economica proprio non riesce a cogliere fosse il RAPPORTO tra esseri umani? E riportandomi a quanto detto prima, se fosse perché è proprio e solo nel rapporto interumano che diventano rilevanti gli “affetti”, cioè quello che rubando l’espressione ad altri ho chiamato “realtà non materiale”?

Un caro saluto a tutti
Carlo

5 Responses to “Ideologia, Metodo, Prassi … cos’è sbagliato in economia?”

  1. mbellett Says:

    Caro Carlo, mentre in un momento dedicato ai piacevoli ricordi del periodo porticese cercavo la data del tuo compleanno che ricordavo ormai prossima, mi sono imbattuto nel tuo blog ed incuriosito non ho potuto non leggere le tue più recenti riflessioni. Sono molto stimolanti, mi piacerebbe partecipare al dibattito semmai la cosa risultasse gradita. Per il momento, così giusto per fare l’avvocato del diavolo (…sarebbe meglio dire l’avvocato di Dio?!) ed accendere una delle infinite miccie collegate al dualismo Individuo-Dio, Ragione-Emozione, Fede-Ateismo, un detonatore sempre innescato, un dramma appassionante, una continua lotta interiore, tra individui, popoli e via dicendo, insomma per farla breve segnalo il seguente link: http://web.tiscali.it/catechesionline/scienziati.html.
    Segue alla tua affermazione “Ecco, a tutto questo un ricercatore che si possa dire tale deve dire: “NO”. Dopo averla letta, mi sono divertito a cercare una lista, semmai esistente. di scienziati religiosi. Effettivamente ne esistono varie, tra cui quella riportata nel link. Un saluto a tutti e a presto! da matteo

  2. carlo Says:

    Caro Matteo,
    innanzitutto scusami per il ritardo con cui ho avuto cura del tuo commento, ma sono stato preso e per un po’ avevo perso contatto con il blog.

    Venendo subito al contenuto della tua sollecitazione, devo dirti che trovo particolarmente interessante la lista di “scienziati” riportata nel link che ci hai fornito.

    La quasi totalità di essi è rappresentata da scienziati delle scienze fisiche, che non si sono cimentati con la ricerca sul pensiero e sulla natura umana (forse perché, proprio in quanto religiosi, non ne avevano bisogno.)

    In realtà, come esplicitamente riconosciuto dalla curatrice del blog che ci inviti a leggere, per queste persone lo scopo della “ricerca” è solo quello di confermare la grandezza di dio. Un’idea a priori, di cui si cerca conferma in ogni cosa si osservi…

    Ma quello che ha rafforzato la mia opinione, è stato scoprire che tra questi scienzati ci fosse John Von Neumann. Viene ricordato, correttamente, come il “padre” del computer. Quello che purtroppo l’estensore della lista forse non sa, è che John Von Neumann, oltre a essere famoso per avere introdotto la teoria dei giochi in economia ed aver formalizzato il modello di comportamento in condizioni di incertezza detto della “Utilità Attesa”, è anche colui il quale, lavorando ai laboratori di Los Alamos nel 1943-44, ha suggerito quale fosse l’altezza corretta a cui la bomba atomica doveva esplodere per fare il maggior numero di vittime.
    Mi sembra non ci sia bisogno di aggiungere altro.
    (Per chi volesse rendersi conto di che tipo di pazzo criminale fosse costui, basta leggere la biografia su wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/John_von_Neumann )

  3. mbellett Says:

    Caro Carlo ti ringrazio per avermi risposto, in attesa di altri eventuali commenti ecco il mio:
    Sinceramente io non avevo neanche letto il commento della curatrice del blog da me segnalato. La mia segnalazione era limitata alla lista di nomi di scienziati in esso contenuta. Comunque mi era ben chiaro che quel blog fosse di tipo religioso motivo per il quale non mi stupisce che ci hai trovato dentro una tesi del tipo: Mendel, Volta e compagni essendo credenti (Mendel era un monaco addirittura!), nel fare ricerca prendevano le mosse dalla comune volontà di confermare la grandezza di Dio.
    Ma sostenere che effettivamente questa tesi sia credibile mi sembra possa tranquillamente rientrare nell’assurdità del dilemma su socrate e la locomotiva da te stesso citato: mendel era credente, mendel è stato il precursore della genetica quindi mendel inventava la genetica per confermare la grandezza di Dio. Abbastanza improbabile che sia così. Considera che in quella lista di scienziati ci vanno anche i nomi di Galileo e di Newton oltre a molti altri! Ce lo vedi Newton a scervellarsi per glorificare Dio attraverso la sua ricerca che al contrario segna il passaggio da una visione “fatalistico-religiosa” della vita ad una visione meccanicistica, causale, intepretabile e plasmabile dall’uomo a suo piacere. Newton è stato il fautore della rivoluzione scientifica ed era un credente. Secondo me segno che scienza e fede non siano affatto in conflitto. Del resto la ricerca presuppone una tale libertà di pensiero che qualsiasi imposizione, compresa quella di non poter essere credenti, mi sembra una forzatura poco coerente.
    Però è vero quello che hai notato. E cioè che in quella lista ci sono quasi tutti scienziati riconducibili alle scienze fisiche. A questo punto però se un fisico, un matematico o un chimico può permettersi di essere credente e comuque rimanere un buono scienziato fisico, matematico o chimico mentre invece un economista, sociologo o in generale un filosofo di una quale scienza sociale no? Ciò che tu sostieni, la tua ipotesi, e cioè che per un credente ciò che non si comprende in un certo momento storico non lo si comprende perchè è divino, non dovrebbe valere anche per i fisici? Come hanno fatto Mendel e compagni a scoprire le loro rispettive scoperte e ad inventare le loro rispettive invenzioni per quanto fisiche, matematiche o chimiche, superando il muro eretto dalla fede rispetto alla “navigazione verso l’ignoto”?
    Prendi Mendel, praticamente segue sulla scia del lavoro di Darwin nell’impronta della teoria dell’evoluzione che non mi sembra tanto compatibile con la fede ortodossa, in particolare di quella cristiana e cattolica ortodossa! Lo stesso Darwin solo in età matura, cioè dopo aver impostato la sua teoria, diventa agnostico. Agnostico, non ateo.
    Forse la fede si adatta meglio, fa meno danni, applicata alle scienze materiali che a quelle umanistico-sociologiche? Forse si ma allora anche all’interno delle stesse scienze umanistico-socilogiche bisognerebbe andare a distinguere. Anche nell’economia ci sono branche più “quantitative” ed altre più “sociali”… e così via. Io credo che in questo modo si rischi un pò di perdere un pò la bussola. Penso semplicemente che la bravura di un ricercatore impegnato nelle scienze umanistiche e sociali non dipenda ne venga limitata in alcun modo dalla presenza/assenza della fede. Penso anche che costringerci a credere o a non credere a qualcosa per avere il diritto di sentirci qualcos’altro rischia di essere una prigione dell’anima piuttosto che un’arma per difendere la sua libertà.
    E’ spaventoso che John Von Neumann abbia effettuato quel calcolo ma purtroppo non credo che sia così semplice, solo sulla base della presenza/assenza della fede, distinguere i buoni ed i cattivi ne tanto meno trovare correlazioni causali tra ciò che siamo e ciò in cui crediamo. a presto! da matteo

  4. carlo Says:

    Caro Matteo,
    dal modo in cui poni le questioni mi sembra di capire che senti il problema in maniera piuttosto profonda, e ne sono contento. Farsi le domande è condizione necessaria per torvare le risposte.
    Ribadisco solo un concetto, che riguarda il significato della parola “fede”, in opposizione a quella della parola “ricerca”. La fede è “credenza”, la ricerca è “pensiero”. Tu dici che la fede non ostacolerebbe il pensiero, io dico che *per definizione* “fede” è ciò che comincia quando il pensiero, la ricerca si arrestano. Quando la mente umana, posta di fronte allo sconosciuto, si arrende, allora il vuoto di conoscenza che si crea diventa un’insopportabile carenza che va colmata. E il modo più facile di farlo è, con un atto creativo della mente, “inventando” l’immagine di dio, che placa l’angoscia della mancata conoscenza.

    Fin qui, davvero, penso che non ci sarebbe nulla di tanto grave, se non fosse che però spesso gli uomini e le donne “di fede”, continuano ad essere angosciati, come se in fondo in fondo, a livello inconscio, non credessero alla loro “credenza”, e allora sentono il bisogno di imporla anche ad altri, cercando nel successo della “catechesi” una conferma alla loro credenza e un po’ di sollievo alla loro angoscia.

    Quando poi la catechesi viene spacciata per ricerca scientifica allora siamo ai limiti della delinquenza deliberata.

    Un altra cosa. Fede e ragione non sono affatto incompatibili, anzi. Sono complementari l’una all’altra, ed è per questo che gli scienziati della fisica newtoniana, della meccanica e dell’illuminismo possono tranquillamente essere religiosi. La questione è se la ragione, nel senso di razionalità, logica, è sufficiente a comprendere l’essenza del pensiero umano. Io penso di no. Io penso che la parte più importante del pensiero umano è fatta di creazione di immagini che sfuggono alla logica della razionalità pura. Per studiare il pensiero umano non basta la logica, serve il rapporto interumano e l’energia che muove dagli affetti. Quello che tu sconti, come tanti ancora del resto, è l’idea che “scienza” sia solo “scienza positiva”, quella razionale della misura delle cose aritmomorfiche, come direbbe Georgescu-Roegen. Invece, esistono cose (e il pensiero e il comportamento umano sono tra questi) che non possono essere ricondotte alla logica del pensiero razionale, ma questo non vuol dire che non possano essere studiate “scientificamente”, solo che c’è bisogno di un’altra scienza.
    Peraltro, anche i fisici, quelli che più di altri dovrebbero studiare la materia inerte, se ne sono accorti. Basta fare un rapido escursus nella moderna filosofia della scienza per rendersi conto che il progetto dell’unità delle scienze del circolo di Vienna è fallito, che c’è bisogno di una maggiore “apertura mentale” anche rispetto a Newton e a Freud.
    (Chissà perché, quando i fisici se ne stanno allontanando, gli economisti sembrano stringersi ancora più tenacemente alla meccanica, ma questo è un altro discorso)

    Insomma, in breve ti dico che sono molto contento delle tue domande e lusingato del fatto che mi stimoli al dibattito, ma che resto convinto della mia posizione sull’inconciliabilità tra qualsiasi “fede” e la ricerca scientifica.

    Carlo

  5. mbellett Says:

    Questa volta trovo nella tua analisi la profondità e la sensibilità che ti caratterizzano.
    Sono d’accordo sulla necessità di un’altra teoria per capire il pensiero e il comportamento umano, cioè per capire come si forma e come “respira” la psiche. A tal proposito mi permetto di consigliarti di leggere “Il segreto dell’infanzia” di Maria Montessori. Tra l’altro ci trovi, non ricordo a che punto, una critica a Freud, una critica totalmente originale frutto di un’evoluzione teorica rivoluzionaria, in cui la Montessori, con un secolo di anticipo rispetto a Fagioli e in dieci righe, riesce a spiegare chiaramente anche ad un neofita di spichiatria, i limiti della “scienza” freudiana. Io l’ho letto dopo aver letto la teoria della nascita e castrazione umana che tu mi avevi consigliato e molto sinceramente la prima sensazione è stata quella di ritrovare in Fagioli cose, per quanto proposte con un linguaggio non paragonabile, della Montessori.
    a presto,
    matteo

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.